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FACCIAMO NOSTRO IL GRIDO DEI COMPAGNI FRANCESI: “POTERE ALLA PIAZZA, DELLE FRONTIERE CE NE FREGHIAMO”

Lega degli operai e degli studenti, Genova, 4 giugno 1968

Gli operai e gli studenti francesi in lotta ci insegnano che le strutture degli stati borghesi non sono così robuste come appaiono, la breccia aperta dalle lotte studentesche si è allargata sino al punto di minare l’intera struttura sociale.

Le occupazioni delle fabbriche e le manifestazioni di piazza sono state sul punto di realizzare il sovvertimento della società, mettendo in luce quella che è l’aspirazione profonda delle grandi masse operaie e studentesche, l’aspirazione a un mutamento sostanziale della propria vita. Di fronte ad un accordo sindacale che concedeva aumenti del 10% e del 35% dei minimi salariali, gli operai hanno risposto unanimi “non firmate”. Il rifiuto più forte è venuto proprio dagli operai delle grandi industrie dell’auto, dell’aereonautica, della chimica, i meglio pagati di Francia.

Quando la classe operaia percepisce, anche solo per un momento, la sua forza immensa, è difficile ricondurla su vie corporative e parlamentari, è difficile dirle: “La rivoluzione è un’avventura, limitati alle rivendicazioni, dacci il voto”.

Anche in Italia non si può continuare a lottare aziendalmente o per categorie, con rivendicazioni e forme di lotta così parziali e limitate che non solo lasciano le cose come stanno, ma danno al padrone la possibilità di rafforzare continuamente il suo potere. In tutti gli operai c’è la volontà di farla finita con lo sfruttamento, con il dispotismo dei capi, con le differenze tra operai e impiegati, questo è possibile solo se siamo capaci di imporre la nostra forza e la nostra volontà a tutti coloro che ci vogliono schiavi.

In questo momento estremamente difficile gli operai e gli studenti francesi non ci chiedono la solidarietà verbale, sarebbe tradire la loro lotta; chiedono che facciamo nostro il loro spirito rivoluzionario, che allarghiamo all’Italia la lotta politica contro lo Stato e lo sfruttamento capitalistico; i soliti riformisti diranno che qui non ci sono le condizioni rivoluzionarie, ma anche i loro colleghi francesi, fino a poco tempo fa andavano dicendo che non esistevano in Francia e in Europa condizioni rivoluzionarie; adesso che ci sono, perché essi cercano di stroncarle? I soliti riformisti diranno che le “sinistra unite” hanno guadagnato un mucchio di voti, ma se qualcosa sta cambiando in Francia non lo dobbiamo certo alle scaramucce verbali dei parlamentari delle “sinistre unite”, lo dobbiamo invece alla lotta violenta, alle occupazioni, alle manifestazioni di piazza.

Finora solo gli studenti romani hanno accolto la richiesta dei compagni francesi, occupando l’Università e impegnando le forze repressive. I partiti e i sindacati della sinistra italiana, con i loro giornali e i loro discorsi hanno costruito un solido cordone sanitario intorno alla Francia, cercando di immunizzare gli operai e gli studenti italiani dal contagio rivoluzionario.

La CGIL ha indetto martedì una manifestazione. Partecipiamoci ma non per appoggiare i sindacati francesi che stanno cercando disperatamente il negoziato con il patronato e stipulano accordi separati per la ripresa del lavoro. Partecipiamoci ma non tradiamo lo spirito rivoluzionario degli operai e degli studenti francesi.

Il raduno degli studenti che parteciperanno alla manifestazione è previsto per le ore 16.30 a palazzo Balbi.

LEGA DEGLI OPERAI E DEGLI STUDENTI

Genova, 4 giugno 1968

V. C. Rolando 8/8 Sampierdarena

 

Interessante la scelta di partecipare alla manifestazione CGIL sia pure da dissidenti.
Rimarchevole in tutti questi volantini l’utilizzo di un frasario ancora interno alla tradizione marxista leninista, cui tutti, autori e lettori potenziali, erano avvezzi; ma parallelamente la grande cura nel non riproporre alcuna delle vecchie cianfrusaglie della sinistra.
La lettura progressiva dei testi dell’epoca consente di assaporare la progressiva presa di coscienza teorica da parte dei compagni della Lega, frutto tanto delle letture (le cui tracce affiorano in certe locuzioni mai intese prima e oggi magari di uso corrente) quanto delle esperienze pratiche in seno al movimento.