Chi piange su Praga…

L’Assemblea permanente di Lettere

Genova, 25 gennaio 1969

Oggi a Praga centinaia di migliaia di persone manifesteranno nelle strade dietro il feretro di Jan Palach. Fu così che, dietro un funerale, iniziò nel ’56 a Budapest la rivolta contro il regime stalinista. Allora i carri armati di Kruscev spararono sul proletariato ungherese, autoorganizzato nei consigli operai. Si ripeterà lo scandalo alla rovescia dei carri “socialisti” che sparano nelle strade di Praga “socialista”?

A Praga come nel Vietnam si frantuma la falsa contrapposizione del capitalismo e del cosiddetto “socialismo”. La stessa menzogna e lo stesso impegno a reprimere coprono sempre più a fatica la stessa realtà: il dominio di tutte le classi al potere sul proletariato internazionale.

Negli assurdi appelli che radio Praga lancia al proletariato ceko si legge la paura dei dirigenti: “state calmi, non provocate i russi, agevolate il nostro compito”. Gli stessi uomini che a parole esaltavano l’eroica lotta dei vietnamiti, oggi fanno appello alla passività e alla rassegnazione! Gli interessi nazionali della classe burocratica che domina la Cecoslovacchia non possono spingerla sino a tradire gli interessi della classe burocratica internazionale, a cui i Dubcek e gli Svoboda appartengono come Breznev e Kossighin.

Tra la prospettiva dell’occupazione stalinista, e quella della ripresa di “nuovo corso” ammorbidito e quella, improbabile, di una “liberazione” ad opera dei bombardieri dei miliardari di New York, il proletariato ceko ha una sua sola scelta: contare solo su se stesso e sulla propria organizzazione autonoma. Prendere possesso delle fabbriche, degli edifici pubblici e del potere, realizzando l’autogestione integrale della società e della vita.

CHI PIANGE SU PRAGA E NON PIANGE SU SE STESSO, O SI CHIAMA PAOLO VI OPPURE È UN MASOCHISTA CHE FA DELLA PROPRIA GALERA LA SUA REGGIA.

Praga è come Roma, nessuno di noi è una “nazione”: siamo individui proletarizzati, cioè privati di ogni potere sulla nostra vita; la nostra miseria è la miseria unitaria e mondiale del proletariato e la sua abolizione o sarà internazionale o non sarà.

La stampa, la tv, tutti gli altoparlanti del potere, versando lacrime sulla miseria altrui, difendono una falsa immagine di un Occidente conciliato, in realtà, gli assalti che studenti e operai portano contro le strutture del dominio capitalistico sono ormai una catena ininterrotta; lo stato di emergenza decretato ieri in Spagna, la ripresa della lotta in Francia, il rilancio aggressivo degli scioperi operai in Italia dimostrano al contrario che la “normalità” occidentale è quella dello scontro e del conflitto di classe: l’Europa sta ridiventando il crogiuolo della rivoluzione mondiale.

L’isolamento del proletariato ungherese nel ’56 fu la sua sconfitta, ad essa cooperarono i partiti comunisti di tutto il mondo schierati a difesa della politica di potenza della burocrazia sovietica.

Oggi questo monolitismo della menzogna e dell’omertà è rotto. Sta a noi dimostrare di aver capito la lezione di Budapest e l’appello di Praga: ALL’EST COME ALL’OVEST LA LOTTA È UNICA E DEVE DIVENTARE INTERNAZIONALE NELLE COSCIENZE E NEI FATTI.

Genova 25/1/ ’69

L’Assemblea permanente di Lettere esce dalla Facoltà e si riunisce oggi, dalle ore 14.00 in poi, in P.za Banchi

Uno dei titoli più famosi, e ricordati ancor oggi, di quegli anni. L’influenza situazionista si va facendo sempre più esplicita, molti capisaldi della teoria radicale appaiono dispiegati.
Come dappertutto nell’Italia di quel principio del 1969, ci si attende dal futuro una crescita verticale del conflitto. Ludd nascerà sull’onda di questo stato d’animo.