Opuscolo di 6 pagine, 31,4×22,5 cm., edito da FARFALLA M.F.N.P., Salsomaggiore (Parma) senza data [1972-73]. Contiene due testi: “Critica dell’ideologia-merce”, liberamente tratto dalla rivista Comontismo (maggio 1972); e “Il lavoro intellettuale” di Bruno Valle. Supplemento a “Non in cielo non sotto terra” n° 1, Stampa Alternativa.
In fondo sono indicati due indirizzi di FARFALLA M.F.N.P.: via Gardenghi 2, 43039 – Salsomaggiore (PR); S. Franco 65/a – Fiorenzuola d’Arda.

IL LAVORO INTELLETTUALE
Nell’analisi del ruolo sociale occupato dai lavoratori intellettuali riveste un’importanza fondamentale la critica all’ideologia che pervade tutta la loro opera.
Il lavoro dei redattori e dei traduttori nell’industria editoriale (libri, quotidiani, riviste) e dei professori nella scuola, mette queste persone continuamente a contatto con i “valori culturali” tipici della borghesia e con il patrimonio idrologico proprio della classe dominante. In tal modo essi si vengono a trovare integrati nel meccanismo di trasmissione dell’ideologia e, anche se soggettivamente essi possono essere progressisti o addirittura rivoluzionari, oggettivamente questa loro posizione li consegna alla borghesia come loro servi.
La materia culturale cha essi diffondono è pressoché totalmente ideologica, cioè contiene in sé quei “valori” e quei “contenuti” elaborati dalla classe che si trova al potare e quindi funzionali al mantenimento del potere da parte di questa stessa classe.
In ogni periodo storico, nell’ambito della società divisa in classi, l’unica cultura ufficiale è quella della classe dominante che nel suo dominio sulle altre classi impiega la base dei rapporti di produzione, il potere politico, sovrastrutture come la famiglia, la chiesa, la scuola, l’esercito. Ed è appunto, principalmente, nello spazio sovrastrutturale che i “valori” ideologici vengono trasmessi e inculcati condizionando l’individuo in modo da portarlo a credere cha istituzioni come il matrimonio, il lavoro, la religione, il classismo, la proprietà privata, i ruoli, le gerarchie siano e vadano vissuti come leggi naturali ed immutabili.
Con questo condizionamento, oltre a riprodurre i membri della stessa classe dirigente, viene suggerito e imposto al resto della popolazione il pensiero per cui l’attuale stato di cose sarebbe la migliore realtà ipotizzabile e possibile in modo da avere, da parte degli individui, l’identificazione della sicurezza individuale con quella dello Stato, in modo, cioè, da ottenere il consenso generale.
E questo consenso a livello di massa diviene sempre più importante nella fase di dominio reale del capitale. Mentre nella fase di dominio formale il capitale aveva bisogno di uno strumento come la dittatura (che in quanto tale non è egemonica politicamente), nella fase di dominio reale, cioè nel periodo di avanzato sviluppo capitalistico, è necessità del capitale fare in modo che la quantità di non consensi al potere non diventi qualità esprimendo una visione alternativa totale e, quando questa trasformazione accadesse ugualmente, che la qualità non trovi la possibilità di svilupparsi nel senso della quantità: in entrambi i casi il capitale deve e vuole scongiurare il fatto rivoluzionario, ovvero assicurarsi il consenso egemonico.
Di fronte alla loro condizione esiste, da parte degli intellettuali di sinistra, la tendenza a regolare la propria posizione nei confronti delle proprie scelte politiche e sottrarsi quanto più possibile alle ingerenze del potere sul proprio lavoro.
Le due tendenze che vengono seguite sono, da una parte la via riformistica che implica il progressivo acquisto di potere all’interno di strutture capitalistiche al fine di conseguire un maggior peso a livello delle scelte dirigenziali.
In fondo, l’inserimento nella gestione del potere, il corporativismo, l’interclassismo cogestivo e la mistificante fede in un possibile miglioramento del sistema anziché il corretto discorso della lotta di classe e dell’abbattimento del sistema: tutte posizioni controrivoluzionarie e in grado di aumentare pericolosamente il consenso delle masse nei confronti dell’ordinamento statale e quindi del loro stesso sfruttamento.
La seconda tendenza è avversata oltre che dalla borghesia anche della sinistra burocratica e revisionista in quanto prevede esplicitamente la demistificazione dell’ideologia riformista e si accompagna alla lotta contro la borghesia e quindi contro gli stessi padroni della cultura negando che qualche soluzione rivoluzionaria possa passare attraverso la logica borghese rispettandola.
Il compito dell’intellettuale di sinistra, se egli intende vivere coerentemente le sue scelte rivoluzionarie e trasformarsi in un rivoluzionario unendo alla preparazione teorica la volontà di verificare se stesso e la teoria nella prassi, è allora quello di identificarsi totalmente nella lotta di classe diventando organico al proletariato per superare la contraddizioni della sua condizione materiale di vita.
Dunque non considerare la sua liberazione in quanto intellettuale, ma viverla come liberazione della sola classe rivoluzionaria: il proletariato, cioè non limitarsi alla disquisizione teorica, ma uscire dalla battaglia delle idee per introdursi nella battaglia in cui anche le idee sono utili.
Bruno Valle