A rivista anarchica N° 428.

“…Le donne e gli uomini che si unirono in quei gruppi sono stati i primi e gli unici a porre come criterio, per cogliere il senso di un vissuto rivoluzionario, diversi concetti che oggi sembrano evidenti: l’ideologia interpretata come merce e la merce come ideologia, l’analisi e la critica delle relazioni sociali basate sullo scambio di apparenze fantasmatiche, la critica dei ruoli e dello spettacolo sociale…” (Progetto Critica Radicale).
Abbiamo tra le mani un grosso tomo (Leonardo Lippolis, Claudio Ranieri, La critica radicale in Italia. Ludd 1967- 1970, Nautilus, Torino 2018, pp. 570. ill., € 25,00) senz’altro di indiscutibile valore documentario, che – come in genere si dice in questi casi – non può mancare nelle biblioteche di studiosi e specialisti. E si fa soprattutto apprezzare quale ricca rassegna di fonti soggettive (tale di fatto è, almeno per una buona metà delle 570 pagine), peraltro di difficile reperimento. Esso si presenta quindi, in netta prevalenza, come strumento euristico utile ad imbastire altre eventuali narrazioni, ad avanzare magari nuove ipotesi interpretative su quell’intenso, creativo, incredibile e anche per certi versi angosciante quadriennio italiano (1967-1970), qui ricompreso sotto la denominazione di lungo termine e onnicomprensiva di “Critica radicale”. Bene poi precisare, sia sul piano generale del metodo e anche come nostro particolare punto di vista, che comunque le fonti si prendono come sono e non ci interessa certo in questa sede ingaggiare, a distanza di mezzo secolo, una qualsiasi confutazione ex-post di quei contenuti, che risulterebbe insomma fatta con gli occhi di oggi e il senno di poi.
La riproduzione, anche anastatica, di una miriade di documenti è preceduta da saggi di Leonardo Lippolis e di Paolo Ranieri. Il primo autore (L’occupazione definitiva del nostro tempo) ci fornisce, in una sorta di sintesi storica, una mappa che si può rivelare di aiuto alla successiva lettura dei testi prodotti da gruppi, persone, situazioni e sigle varie.
Il secondo (Vecchie favole intorno a ungiovane fuoco. Ricordi del mio tragitto attraverso Ludd-Consigli Proletari, insieme con alcune riflessioni che ne ho ricavato) ci offre invece un’interessante riflessione autobiografica in chiave attuale su quei movimenti, che sono ritenuti a tutti gli effetti “precursori” dell’antipolitica e dell’approccio antiideologico contemporaneo, assunto su cui non tutti potranno essere d’accordo.
Questo lavoro fa parte di un ampio progetto editoriale di Nautilus che comprende ben tre volumi. Ludd è il primo e annovera la copiosa documentazione relativa al Circolo Rosa Luxemburg, alla Lega Operai Studenti, al Comitato d’azione di Lettere e, appunto, a Ludd con i vari bollettini. Il secondo sarà interamente dedicato al Comontismo coprendo il successivo quadriennio. Il terzo, infine, raccoglierà i documenti relativi a Puzz, Insurrezione, Azione Rivoluzionaria e altri sul periodo che va dal 1975 fino ai primi anni Ottanta.
Mettendosi nei panni dell’editore, sappiamo che la riproduzione integrale di fonti in cartaceo e in quantità così industriale comporta soddisfazioni ma anche enormi sacrifici. Poi c’è sempre il fisiologico rischio dell’incompletezza e della dimenticanza. Per questo, “per chi non si accontenta”, c’è la possibilità di usufruire del sito www.criticaradicale. nautilus-autoproduzioni.org dove verranno digitalizzati i documenti non pubblicati nei volumi. Ed è anche un modo per sopperire alla mancanza di indici di nomi, luoghi e soggetti notevoli che purtroppo non sono stati approntati.
Un libro non è mai un prodotto asettico, neutrale e a sé stante, esso è piuttosto la risultante di idee e miti che hanno circolato insieme a donne e uomini, diprogetti individuali e collettivi a lungo accarezzati, di situazioni ambientali e antropologico culturali favorevoli o particolari, di reti sociali di conoscenza che spesso hanno avuto una vastità concentrica inimmaginabile, che vanno ben oltre i rapporti interpersonali sedimentati nel tempo. Per avere – nel nostro caso – almeno un’idea di tutto questo e per capire l’esprit, oltre a leggere e soprattutto “compulsare” il volume di cui stiamo ora scrivendo, oltre ad acquisire / aggiornare tramite web le normali info sull’editore e sulla produzione pregressa degli autori (tutti ineccepibili peraltro), suggeriamo ai lettori un inusuale “gioco” d’indagine conoscitiva.
Prendete i due elenchi che si trovano nelle prime pagine e studiateli, uno è relativo ai ringraziamenti (con una lista di una quindicina di nominativi, si va dai Clash a Joe Fallisi), l’altro riguarda la memoria di personaggi che ormai hanno concluso il loro viaggio e che hanno attraversato – certo con soggettiva determinazione – quegli anni così turbolenti, “tessere del dominio lasciate capovolte, quasi aspettassero ancora d’essere giocate”: Giorgio Cesarano, Eddie Ginosa, Mario Moro, Mario Perniola, Americo Sbardella, Carlo Ventura, Riccardo d’Este, Amerigo Ghigo Alberani, Gianfranco Faina, Giovanni Calamari. Tutti con una biografia militante parecchio originale e, in qualche caso, quasi da fiction.