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Feltrinelli. 2 volantini 1972.

Commento di Paolo:
sono le tre versioni di volantino in merito, di Torino, Milano e Firenze. Precisazione importante: se su un volantino c’è scritto, Torino oppure Firenze, non solo non é un dato attendibile ma é solitamente falso e la stesura e la distribuzione é stata fatta altrove.

IL DOMINIO REALE DEL CAPITALE È MORTE

Feltrinelli è stato assassinato
Non a caso
Continua la strage voluta ed organizzata dai politici di tutte le risme.
La rivolta proletaria organizzata e radicalizzata fa tremare il mondo dei fantasmi dediti al culto del dio MERCE.
La merce stessa (nelle persone fisiche degli amministratori e servi del suo potere) si organizza per respingere l’assalto proletario e per PERPETUARE il suo dominio.
Il dominio del mondo delle merci si fonda sulla MORTE, sulla morte di tutti, asserviti al lavoro e all’infelicità, produttori-consumatori di ideologia ( nuova forma di equivalente generale che si affianca alla vecchia – il denaro – per poter avviluppare globalmente gli uomini nella miseria della produzione e della non vita ).
La morte non è solo metafora, espressione emblematica.
È morte materiale, concreta!
E’ la non-volontà di vivere i propri desideri, di produrre non merci ma doni ( il valore d’uso ritrovato sulle ceneri del valore di scambio ), di esprimere la TOTALITA’ insopprimibile di ciascuno nell’organizzazione della felicità collettiva.
È il dominio dell’irreale fantasticamentre incastrato nella vita (SOPRAVVIVENZA) di uomini OGGETTI-MERCI-PRODUTTORI-RUOLI-IMMAGINI-DELIRI.
È il potere dell’economia-ideologia politica.
Talora diviene ASSASSINIO particolare, che si aggiunge agli omicidi ” indolori ” che tutti siamo costretti a subire e che tutti – TRANNE I RIVOLUZIONARI COERENTI – ripropagano giornalmente sulla pelle degli altri.
L’operaio ucciso in fabbrica dalla miseria del lavoro diventa assassino nella perpetuazione della miseria della famiglia.
Il professore ucciso dalla cultura amministrante uccide giornalmente con l’amministrazione della cultura.
L’impiegato morto nel suo impiego di sottomissione-noia diventa crudele maniaco assassino nel RUOLO DEL PRIVILEGIO.
E avanti così.
Sino agli pseudo-rivoluzionari che muoiono-uccidono nell’adempimento di un dovere gerarchico-ideologico che non porta alla rivoluzione, ma alla rotazione del potere, dei ruoli, delle immagini fissanti.
Il capitale è un ASSASSINO continuo.
Ma è un assassino che ha paura di essere scoperto e giustiziato dall’ orda proletaria che più che mai mostra il suo volto TOTALE E CRIMINALE nelle lotte operaie anti-lavorative come nelle esplosioni di una delinquenza che non è altro che l’inumanità totalmente vissuta e che comincia a stravolgersi, e a volgersi contro l’organizzazione dell’inumano sociale.
La paura rende più che ma assassini.
Feltrinelli è l’ultimo morto ( ma ce ne saranno ancora se non spazziamo via assolutamente gli assassini organizzati in rackets-politici, poliziotti, spie, preti, intellettuali, ruolificati di buon grado, etc.) di questa GUERRA di classe.

Noi non abbiamo particolare rispetto per la morte, poiché abbiamo rispetto REALE per la VITA.
Per cui oggi NON diciamo che Feltrinelli era un compagno.
Non lo era, non NOSTRO, non dei rivoluzionari coerenti.
Era un politico e la POLITICA lo ha ucciso.
L’hanno ucciso le elezioni ( il blocco d’ordine di destra-centro-sinistra ).
L’hanno ucciso le difficoltà economiche italiane e la strategia USA dell’organizzazione dei mercati ( rinnovo dei contratti, pace sociale che il capitale internazionale cerca di ottenere anche in Italia, volontà di incastrare le future lotte proletarie e già ora di distruggere una sua forma: la “delinquenza”, ecc.)
Chi accetta la morte quotidiana e la perpetua è un CORREO.
Sul traliccio l’hanno ficcato i luridi bastardi del SID, la polizia o simili: tutti i servi di una polizia ultranazionale con a capo la CIA.
Ma costoro sono soltanto il braccio materiale, seppur talora autonomizzatto.
Tutti i politici, SENZA ESCLUSIONI, ne sono i mandanti ( basta vedere il congresso del PCI difensore ed organizzatore dell’ordine quanto l’ MSI).
I gruppetti sono, masochisticamente o interessatamente, degli spettatori acquiescenti. Accettano di fare il GIOCO POLITICO e non iniziano una effettiva pratica di DISTRUZIONE, di GUERRA RIVOLUZIONARIA, riproducendo ancora una volta schemi retorico-politici ( elettorali il Manifesto ) che non possono scalfire la spirale dei ruoli della morte, ma la riaffermano riproducendo al proprio interno e propagando la GERARCHIA-IDEOLOGIA che è un’essenza del potere.
La morte di Feltrinelli esige vendetta. Non la vendetta di una cosca mafioso-politica.
La VENDETTA PROLETARIA, poiché uccidendo Feltrinelli si è voluto ricordare pesantemente a tutti che fuori dall’accettazione della sopravvivenza non ci può essere che MORTE VIOLENTA ( ma la sopravvivenza è morte dolce? ).
Feltrinelli non era un rivoluzionario più che altri ideologi -di-sinistra, ma la vita che poteva guizzare in lui e che noi DESIDERIAMO esige più forte-violenta che mai la RISPOSTA rivoluzionaria e l’ORGANIZZAZIONE che ne è l’indispensabile supporto.
È necessario organizzarci immediatamente per colpire con estrema durezza sia i SICARI che i MANDANTI di questo assassinio poiché sono gli STESSI che intendono conservare il loro dominio di morte.

I COMONTISTI
Fi. 21. 3. 72. cicl. in prop.

Articolo Corriere Mercantile.

Alla rappresentazione del “Genovese liberale” gazzarra indegna e aggressioni questa notte nel centro storico.

Sull’ipotesi di scioglimento di Ludd

Sull’ipotesi di scioglimento di Ludd. Dichiarazione di Mario Lippolis

Genova, inizio giugno 1970

I) Sono stato informato degli ultimi avvenimenti dai compagni: Luigi, Giovanni, Giorgio, Andrea, Claudio e Sergio R. Richiesto di esprimere un parere sulla sorte del gruppo per la riunione di giovedì 11 giugno, nel caso non abbia puro carattere amministrativo, lo faccio. … Read More

Memorandum a cura di Leonardo delle tenebre

memorandum

Leonardo delle Tenebre

Gennaio 1970 

(intervento scritto, per la prossima riunione)

… nell’illusione che scripta maneant plus quam verba…

MEMORANDUM

La fine dell’autunno semifreddo apre un periodo di disorientamento per quella piccola massa di persone che dall’interno o con l’“appoggio” esterno e con l’“identificazione psicologica” hanno voluto illudersi sul suo carattere miracolosamente rivoluzionario.

Tutti i discorsi populisti e operaisti, dominanti nel “gauchisme” italiano entrano in crisi. Vedi il disorientamento e le incredibili gaffe dell’ultimo (speriamo) numero di Lotta Continua.

Naturalmente tutte le principali vedette non si scoraggeranno per così poco: sono già lì, v. l’opuscolo di Samonà e Savelli, a millantare vittorie e nello stesso tempo a spiegare ai loro creduli gregari perché le mirabolanti vittorie promesse non si sono realizzate.

C’è da giurarlo, tutto ciò non fa che confermare (che altro fa del resto la controrivoluzione da 50 anni?) che l’unico rimedio, e guarda un po’ l’unica via è… l’Organizzazione.

In questa situazione di disorientamento e di ripensamento (per quelli che non si sono ancora fatti privare di tale facoltà) si offre forse l’ultima e la migliore occasione di dare un immediato spicco e una particolare evidenza alle iniziative di pubblicazione che sono già in piedi – si fa per dire! – e che vengono, se opportunamente tagliate, assolutamente a proposito, con una coincidenza che probabilmente non si ripeterà più.

È cioè l’occasione di una pubblicazione di testi non conosciuti e non diffusi, che però non sia genericamente utile dal punto di vista teorico ma acquisti insieme il valore di un intervento diretto: due piccioni con una fava e formula nuova di editoria politica rivoluzionaria.

Occorre però deciderlo e… farlo, con tempismo.

Il testo (I) di Lafargue, Ideologia del lavoro. Storia di un incubo, opportunamente adattato all’attualità italiana deve servire e serve a sviluppare, anche se in forme talvolta ellittiche, il discorso contro il lavoro e la produzione, che già gruppi come Potere Operaio e Lotta Continua sono stati costretti ad accettare (e ciò rappresenta il loro unico interesse), ma nello stesso tempo a distruggere l’illusione, da essi condivisa, del carattere rivoluzionario del neo-sindacalismo salariale “contestativo-e-di-base” (Linea Agnelli-Fim-Espresso-Manifesto-Gauchisme trotzko-maoista vario). La fine di questo blocco recuperatore, (già realizzatosi durante il maggio, v. Charlety) di democratismo (consigli democratici di fabbrica) e rivendicazioni abusivamente presentate come rivoluzionarie è preliminare ad ogni sviluppo del movimento radicale apparso a Battipaglia e alla Fiat.

Parallelamente deve essere attaccato a fondo l’altro “atout” della sinistra più sinistra e livida: il discorso fascista, che: “ora il vero problema è l’Organizzazione” (v. linea di Potere Operaio). In questo senso affiora e si impone anche la critica del consigliarismo.

Ad esso serve bene la Risposta a Lenin (II) di Gorter già pronta cui però va aggiunto il saggio di risposta a Lenin di Pannekoek Lo sviluppo della rivoluzione mondiale e la tattica del comunismo (1920) che il Gorter ampiamente cita, che è ottimo e quasi senza bisogno di commenti (lunghezza 30 pagine ciclostilate, traduzione incominciata e da suddividere). Aggiungendo i 2 brevi quanto definitivi testi di Barrot e Guillaume il conto al leninismo dovrebbe essere regolato.

In qualche modo questo discorso contro il feticismo dell’organizzazione burocratica e/o democratica deve essere accompagnato, eventualmente in separata sede, da un discorso sul banditismo politico che vi si accompagna, in quanto ritorno dell’essenza del capitalismo dove il contenuto, l’essenza del comunismo è lasciata da parte.

Dato che si tratta di testi già quasi tutti pronti ormai da tempo e di idee che abbiamo già presenti in forma chiara e presentabile (e non bisogna continuare a procedere come se fossero già scontate e schiarite pubblicamente) mi sembra che, se si vuole, e se il problema finanziario lo consente, la pubblicazione di questi 2 testi, prima il Lafargue e poi il Gorter/Pannekoek potrebbe farsi nel termine di 1 mese e mezzo, se ci fosse un accordo e una collaborazione col gruppo nazionale disponibile, da convocarsi a tal uopo al più presto, sulla base dell’accordo primigenio.

Liquidati così i conti con i nemici più vicini e coi testi la cui presenza ormai ci perseguita, potremo dedicarci a smettere di definirci soprattutto in rapporto alla coglioneria degli altri, per cominciare a definirci in rapporto alle nostre esigenze, sia dal punto di vista teorico (es. testo di Pierpaolo-Gianni) che pratico (es. ad libitum).

Testo tratto da “LES VRAIES PROFETHIES” di NOSTRADAMUS,

a cura di Leonardo delle Tenebre

 

Documento interno, redatto da Mario Lippolis: intelligente proposta di intervento mediante la diffusione di testi classici, aggiornati. Il testo di Lafargue è Diritto all’ozio: Idelogia del lavoro era un termine usato dai luddisti per indicare contro cosa lo pubblicavano, e il titolo con cui verrà edito sarà Storia di un incubo.

Una rivolta esemplare (Battipaglia).

UNA rivolta esemplare

Genova, 11 aprile 1969

La gente quando si rivolta conosce i suoi obiettivi: a BATTIPAGLIA non hanno portato petizioni al prefetto, ma hanno cercato di dare fuoco al municipio ed hanno devastato l’esattoria delle tasse, non hanno colloquiato con le forze dell’ordine, ma le hanno assediate nel cimitero ed hanno incendiato il commissariato, non si sono lamentati del prezzo delle merci, ma hanno saccheggiato alcuni negozi, non hanno infine fatto una processione ma hanno bloccato la ferrovia e l’autostrada e hanno continuato a battersi fino al rilascio dei fermati.

La gente quando si rivolta sa quello che vuole: farla finita con tutta l’oppressione e i suoi simboli odiosi, farla finita con lo sfruttamento ed i suoi gestori.

I borghesi si preoccupano e dipingono a tinte fosche la situazione: esasperazione, teppismo, confusione, anarchismo: NO, È MOLTO PIÙ SEMPLICE, LA GENTE VUOLE FARLA FINITA CON QUESTA SOCIETÀ. Ha intrapreso la strada che non ha sbocchi per chi segue la logica del bravo borghese o dell’ordinato cittadino; le azioni rivoluzionarie possono essere recuperate solo con la menzogna o col silenzio. A nulla servono gli appelli del governo alla calma, i telegrammi cinici di Saragat alle famiglie delle vittime… LA CALMA DOPO AVOLA È L’INCENDIO DI BATTIPAGLIA, e i sindacalisti non possono imporre rivendicazioni e devono solo gettare acqua sul fuoco.

E che fa l’opposizione? Quella seria, quella comunista? Cerca di far rientrare una vittoria all’interno della tradizione della sconfitta, cerca di circoscrivere l’incendio, collabora nel formare intorno a Battipaglia un solido cordone sanitario.

Ma gli obbiettivi veri, quelli della rivolta, dove sono andati a finire? Quelli vanno conculcati, respinti indietro. Delle vittorie, delle azioni reali, esemplari, chi parla? Non l’Unità che piange sui morti, unica vittoria degli avversari, e cerca di dare ai lavoratori solo l’immagine della loro impotenza, della frustrazione della sconfitta. È l’unico modo che le resta per tentare di far rientrare il movimento all’unico livello che essa conosce, quello della democrazia borghese.

Quotidianamente ci illudiamo – la società civile ci facilita in questa illusione – che le cose che ci circondano siano nostre, che il loro uso, il loro possesso ci sia permesso, sia pure mediatamente, attraverso il denaro, salario od altro che sia: è un’illusione che Battipaglia oggi distrugge.

Quando degli sfruttati negano e bruciano una società che li opprime ed affermano il loro potere reale sulle cose, si impadroniscono di una città, le forze di chi oggi ha in mano il potere distruggono gli uomini, li uccidono perché la società borghese, espropriatrice dell’uomo, non può tollerare di essere espropriata.

Di fronte agli sfruttati che guardano verso l’incendio di Battipaglia con speranza, non ci sono obbiettivi intermedi, richieste da fare alla democrazia. Poiché là non ci si difende – si attacca – non bisogna chiedere il disarmo del nemico, ma le armi per i compagni. E se per noi il momento non è ancora venuto, non bisogna versare lacrime di coccodrillo sui compagni di Battipaglia, ma imparare che il nemico o lo si attacca o la nostra sconfitta è permanente.

Un gruppo di compagni

Genova 11/4/ 69

Della miseria dell’ambiente dei professori e di un atto che indica la strada per rimuoverla.

DELLA MISERIA DELL’AMBIENTE DEI PROFESSORI E DI UN ATTO CHE INDICA LA STRADA PER  RIMUOVERLA

Comitato d’Azione di Lettere, Genova, inizio febbraio 1969

Venerdì 31 gennaio ’69, alle ore 8 del mattino, circa 200 abilitati in filosofia si avviavano al concorso a cattedre tenuto nella scuola media “Rosa De Marchi” di Milano. Questa è una delle sedi del concorso; le altre sono Roma, Cagliari, Firenze, Napoli e Palermo.

I candidati si sono seduti, … Read More

La rivoluzione scritta da lei stessa. Documenti del maggio francese. Comitato d’azione di Lettere. Genova. Primi mesi 1969

La rivoluzione scritta da lei  stessa. Documenti del maggio

Comitato d’Azione di Lettere, Genova, inizio 1969

IL CONSUMO DELLA, RIVOLUZIONE

1) Nella società dei consumi tutti gli aspetti della vita diventano altrettanti mezzi di accumulare profitti. In mancanza di rivoluzione lo spettacolo è stato basato principalmente sulla guerra e sul crimine ma oggi vediamo gli editori fare dei soldi a milioni a spese delle barricate. … Read More

Passer Outre octo-semestriel,  n.° 1, novembre 1968

«PASSER OUTRE, octo-semestriel», lunedì 25 novembre 1968 n.° 1 [ periodico parigino nato nell’autunno 1968, diretto a dar voce ai comitati di base ancora operanti dopo il maggio, animato da membri che avevano fatto parte del Movimento 22 marzo, alcuni di «Socialisme ou barbarie», eccetera ]

Italia

Il testo seguente contiene l’esposizione di due compagni italiani *della « Lega Operai Studenti » durante una riunione di ICO** e la discussione che ne è seguita

Lo sciopero nelle fabbriche Fiat

Sei mesi fa si è svolto uno sciopero molto importante nelle fabbriche Fiat di Torino, e in molte altre fabbriche del gruppo Fiat. La principale fabbrica Fiat di Miratori annovera circa 70.000 operai. È un autentico campo di concentramento con la sua cinta di filo spinato e innumerevoli guardiani alle 42 porte. In questa fabbrica, una vera scienza della repressione è stata sviluppata dopo gli scioperi selvaggi del 1960-62 ; un giornale di fabbrica pubblicava parole d’ordine di sabotaggio della produzione. La direzione adottò misure repressive ( denunce seguite da fermi ). Ci furono manifestazioni enormi :
davanti alla sede della Confindustria, davanti al quotidiano «La Stampa», davanti a quella del sindacato U.I.L. ( socialdemocratico ). Vennero assunti specialisti americani per cercare di instaurare con ogni mezzo una repressione scientifica all’interno della fabbrica.
Non vi erano più stati scioperi alla Fiat : i sindacati collaboravano ed era normale sentir dire : « quando Fiat farà sciopero, sarà la rivoluzione».
All’inizio, lo sciopero fu promosso dai sindacati che alla fine avevano dovuto cedere all’enorme pressione da parte degli operai. Non potevano fare altrimenti, a causa delle continue interruzioni del lavoro e della disaffezione verso i sindacati che si era tradotta in un importante numero di schede bianche e astensioni durante elezioni interne ( su liste sindacali come in Francia ). Le rivendicazioni riguardavano gli orari e le condizioni di lavoro – in sostanza 40 ore senza aumento dei ritmi e anche che i giorni di riposo fossero a data fissa, e non a discrezione della direzione. Non era uno sciopero generale illimitato, ma interruzioni del lavoro della durata di un giorno ogni settimana. Lo sciopero durò tre settimane. Gli scioperanti andavano dal 95 al 98%. Picchetti di sciopero si erano formati a ciascuna delle 42 porte della fabbrica di Torino. Ma la polizia intervenne per sgomberarli. Si ebbero scontri, nel corso dei quali gli operai mostrarono spontaneamente una capacità organizzativa tale che l’azione della polizia fu resa praticamente inoperante. L’intervento della polizia certamente ebbe il suo ruolo nella radicalizzazione della coscienza operaia. Ma sono da considerarsi anche molti altri fattori. Una gran parte di operai è formata da contadini emigrati dal sud del paese. Se hanno particolari problemi di adattamento, la presa dei sindacati su di loro ( quale che sia la loro età ) è inferiore che sugli operai di origine operaia più antica. Possono apparire passivi, ma nel corso dello sciopero si sono rivelati gli elementi più attivi, sia nell’organizzazione della lotta ( nei picchetti di sciopero ) che nella capacità di entrare in relazione con la realtà dello sciopero. Nel corso di questo, i rapporti di discriminazione, la mancanza di solidarietà erano scomparsi.

Nel corso di questo sciopero, studenti venuti da tutta Italia presero contatti con gli operai : discussioni ebbero luogo con i picchetti e rivelarono un alto livello di consapevolezza politica fra gli operai : per esempio nell’elezione di commissioni operaie che avessero il compito di controllare l’aumento dei ritmi. Questi legami furono molto estesi e i sindacati non erano abbastanza forti per opporvisi. Tutto ciò che furono in grado di fare fu di passare in auto con altoparlanti fra gli operai in sciopero per diffondere le proprie parole d’ordine senza fermarsi.

Dopo la seconda settimana, i sindacati organizzarono un referendum fra gli operai nella speranza che questi rinunciassero a proseguire lo sciopero ; ma fin dall’inizio dello spoglio, apparve che praticamente il 100% dei voti era per la continuazione ; arrivati a 20 000 ( su 70 000), i sindacati fermano tutto ; lasciano fare, l’indomani, un’ultima giornata di sciopero, e il giorno dopo firmano gli accordi con la direzione e ordinano la ripresa del lavoro. Se il 40% delle rivendicazioni iniziali era stato soddisfatto, tuttavia le rivendicazioni reali degli operai erano state lasciate completamente da parte.

Sulla scheda di voto, era stato riservato uno spazio bianco perché gli operai indicassero cosa volevano. Le risposte date escono, per lo più, dal quadro delle rivendicazioni particolari per toccare un livello politico, ponendo il problema della loro «dignità» in fabbrica e nella produzione. Dopo lo sciopero, i contatti operai-studenti presi durante il suo corso si sono materializzati con la creazione di un comitato di collegamento permanente cui partecipano 150 operai, che pubblica un bollettino. Ciò che è interessante notare è che tra operai che partecipano a questo lavoro, i rapporti di classe sono percepiti in modo nuovo, come un autentico rapporto di schiavitù totale. Ugualmente dopo lo sciopero, la situazione «politica» in fabbrica è molto più limpida, con i quadri che invitano apertamente a votare per i socialisti unificati ( Nenni ) e gli operai che mettono direttamente in discussione il ruolo dei sindacati e della politica tradizionale.

Sciopero in una fabbrica tessile a Valdagno ( Veneto ) – febbraio 1968

La fabbrica era la sola in città : mancava ogni politicizzazione degli operai, tutti votavano democristiano. Lo sciopero fu durissimo, gli operai misero sotto assedio le case dei principali dirigenti e manager, per impedir loro di raggiungere la fabbrica. Un incredibile dispiegamento di forze portò sul posto tutti i professionisti della brutalità poliziesca da ogni parte d’Italia. Bambini di dodici, tredici anni si mescolarono agli operai in lotta : una autentica guerriglia si diffuse in città, con distruzione di negozi e della statua del fondatore della fabbrica. ma l’azione della polizia badò a evitare incidenti troppo gravi che avrebbero potuto far conoscere altrove quella lotta. Degli studenti dell’università di Trento avevano cercato di prender contatto con gli operai, ma questi li mandarono indietro, perché in quel momento non volevano si potesse dire che ad aver scatenato tutto fossero stati elementi venuti da fuori e non gli operai da soli. Lo sciopero finì con incredibili negoziati. Perfino i sindacalisti locali non volevano riprendere il lavoro fino a quando la polizia non avesse lasciato la città. Furono i dirigenti del sindacato a concludere le trattative : questa poteva apparire una vittoria sul piano delle pure rivendicazioni, ma era una sconfitta in considerazione del livello della lotta. Gli scioperi di cui abbiamo parlato sono stati scatenati unicamente dai lavoratori, senza intervento degli studenti, su dei problemi rivendicativi di ordine economico, e sono stati controllati dall’inizio alla fine dagli operai. Gli studenti hanno preso contatto con i lavoratori in lotta e si sono messi a loro disposizione. Hanno trasmesso ovunque le informazioni. nell’attuale contesto italiano, il ruolo del movimento studentesco fu quello di creare una sorta di tessuto connettivo tra nuclei di contestazione sociale. Vuole definirsi come un movimento rivoluzionario continuo, antiautocratico, in costante collegamento con gli operai, che compia una lunga marcia attraverso le istituzioni, contestando il modo in cui vengono prese le decisioni insieme a coloro che quelle decisioni riguardano. Un compagno di I.C.O. sottolinea che in Italia come in Francia, l’intervento degli studenti nelle lotte pone un problema politico, quello della ricostituzione di una avanguardia, una nuova classe che tenterebbe di coordinare il movimento rivendicativo. Secondo i compagni italiani, fra le lotte citate nessuna ha avuto gli studenti come protagonisti : gli elementi più attivi fra gli studenti sono stati semmai influenzati dagli operai. Quando degli studenti di Genova che occupavano dei locali sono stati attaccati dai fascisti, sono stati gli operai a venire autonomamente a proteggerli. Da questi contatti è sorto un dialogo in cui ciascuno ha potuto apprendere parecchio dall’altro. Questi compagni sono ben consapevoli del ruolo di schermo che i gruppi polititici possono giocare nei confronti dei lavoratori in lotta : come esempio citano quello di un gruppo -Voce Operaia – che in una fabbrica Fiat di Pisa, durante lo sciopero della Fiat, continuava a discutere con gli operai della politica tradizionale, ma non parlava affatto di ciò che stava accadendo realmente a Torino, Per contro, si può indicare la creazione spontanea a Milano, alla Pirelli ( pneumatici, plastica ), e in altre imprese di elettronica, di comitati di base operaistudenti clandestini che discutono del sindacato, diffondono volantini e giornali. Non si tratta di un frutto del caso, né del risultato di una azione studentesca. Ciò testimonia della oggettiva tendenz
degli operai a trovare delle soluzioni al di fuori delle abituali strutture sociali : e può essere considerato come un tentativo di organizzarsi da sé.
I «gruppetti» in Italia sono praticamente inesistenti, non essendoci una tradizione «gauchiste».
Questo può spiegare l’esistenza attuale di un grande movimento studentesco, confuso, privo di una linea politica, ma che pratica la democrazia diretta e ha la volontà di gestire il potere di lottare. In questo modo il movimento si rifiuta di essere «politico» o corporativo e di lasciarsi intrappolare nella riforma interna al sistema.
Un gruppo di studenti che aveva partecipato alla pubblicazione di « Quaderni Rossi
» ( successivamente disciolto in una « Lega Operai Studenti » ) aveva sviluppato una teoria critica del ruolo di capi e sindacati. Questo gruppo rimase in contatto con gli operai della Fiat ed è all’origine del legame fra operai e studenti ( « Quaderni Rossi », per esempio, è stato in grado di pubblicare un giornale clandestino all’interno della Fiat). Per diecimila operai dei picchetti, vi erano ottocento studenti. Gli operai si recavano
spontaneamente alle assemblee nell’università e vi ponevano i problemi molto più chiaramente dei leader studenteschi. Sono stati gli operai a far comprendere agli studenti il ruolo esatto degli studi, della gerarchia, della funzione cui erano destinati. In queste discussioni si instaurava una vera condivisione e mai gli studenti giocarono un ruolo dirigente. Gli operai consideravano del tutto normale che gli studenti fossero al loro fianco e si mescolassero alla loro lotta.
Sembra che il movimento degli studenti nel suo sviluppo abbia portato una nuova nozione della politica con la diffusione del concetto di democrazia diretta. Questo si connette all’evoluzione del movimento operaio stesso. In Fiat e altrove gli operai nel corso degli anni si sono resi conto dell’inefficacia dell’azione sindacale quanto all’essenziale delle loro condizioni di lavoro, soprattutto per quanto attiene all’organizzazione di fabbrica e ai ritmi di lavoro. La debolezza del sindacato come organo di lotta di classe appare loro con nettezza di fronte al rafforzarsi dello tecniche di sfruttamento del padronato. La loro esperienza li conduce a una capacità di analisi dei rapporti di forza realmente esistenti. Nel corso dello sciopero si hanno discussioni in cui viene rimessa in causa la gerarchia, il controllo delle condizioni produttive, tutte cose che portano in direzione della gestione operaia, ma di cui non si parla mai con i sindacati o i gruppi politici. Ad esempio un gruppo di filogenesi parlava solamente dei tradizionali problemi politici e in definitiva non aveva niente da dire agli operai. Al contrario, i contatti con gli studenti si ponevano a tutta prima su quel terreno stesso della gestione.

La situazione in Italia paragonata a quella francese

Quel che è accaduto alla Fiat può essere paragonato a quel che è successo a Flint, alla Renault. Gli operai di Flins sono meno irregimentati che a Billancourt ( per via dell’origine contadina ). Ma per contro, la condizione dei lavoratori stranieri in Francia – e il loro intervento nelle lotte – non può essere paragonata a quella degli operai italiani originari del Sud che lavorano al Nord. Non si può dire che negli scioperi del maggio, gli operai stranieri siano stati i più attivi. per molteplici ragioni.
Ciò che per contro è vero, è la minore presa sindacale sui lavoratori di recente proletarizzazione e il loro maggior attivismo nelle lotte. Anche l’intervento della polizia può spiegare la radicalizzazione del movimento a Flint, ma questo intervento poteva altrettanto essere motivato dal fatto che la situazione vi sembrava più pericolosa per il potere, dato che i sindacati non controllavano lo sciopero. In genere, i contatti agevoli fra studenti e operai in Italia denotano una debolezza maggiore dei sindacati.
Secondo i compagni italiani, l’Italia si trova in una situazione paragonabile a quella della Francia di due anni fa circa. Sul piano economico e sociale non vi è ancora una situazione generale che possa condurre a un movimento generalizzato come in Francia. Fatta eccezione per il movimento degli studenti, tutti i movimenti di sciopero non hanno conoscenza gli uni degli altri : è un po’ per caso che si vengono a scoprire nuclei di raggruppamento, bollettini, eccetera.
Effettivamente, movimenti come quelli sopra citati restano isolati. Se ne possono dare svariate ragioni :
1) L’Italia resta in espansione in una fase ascendente del capitalismo. Non vi è rallentamenti economico : continuano a prodursi importanti trasformazioni economiche. Tuttavia, alcune enclave isolate possono essere colpite, sia da queste trasformazioni, sia da degli inizi di crisi, dal che gli scioperi localizzati.
2) L’Italia non è centralizzata come la Francia: Si tratta di un fattore storico non trascurabile. Le grandi città e le unità produttive che esse costituiscono sono praticamente indipendenti e quasi autonome : uno sciopero, anche importante, ha poca incidenza al di fuori della sua zona.
3) Gli scioperi in Italia sono sempre molto duri : i morti, i feriti vi sono «abituali». Cosa che in Francia al contrario è rara : dal ’50 al ’68 non c’è stata repressione violenta, che in Italia è sistematica.

Queste strutture, che possono spiegare l’isolamento delle lotte, non devono dissimulare il fatto che queste ultime, benché localizzate, si situano a un medesimo livello : non si constatano più i fenomeni locali che precedentemente potevano introdurre importanti differenze. Nessuna regione può essere considerata come «arretrata». Senza che ci siano collegamenti o influssi reciproci, si nota lo sviluppo oggettivo delle condizioni di lavoro e del livello della classe operaia, conseguenza di una medesima concentrazione capitalistica e di un medesimo sviluppo delle tecniche produttive.
In particolare è largamente superata la tradizionale divisione tra Nord e Sud.
Un compagno di I.C.O. sottolinea che è rischioso puntare sullo sviluppo dell’industrializzazione per attendersene uno sviluppo rivoluzionario. L’esempio tedesco ci mostra che non si tratta di una condizione essenziale. I compagni italiani indicano di aver soltanto voluto mostrare che esisteva una unificazione delle lotte e della «qualità» di queste lotte, indipendentemente da ogni propaganda e da ogni attività gruppettara, semplicemente in ragione della concentrazione del capitale in tutta Italia.

* Mario Lippolis e Mario Moro. N. d.T.
** Informations Correspondance Ouvrières. Gruppo nato all’origine da una scissione di«Socialismo ou barbarie» e destinato essenzialmente allo scambio di informazioni alla base tra lavoratori. N. d. T.

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Boicottiamo un convegno indegno!

BOICOTTIAMO UN CONVEGNO INDEGNO!

Lega degli operai e degli studenti, Genova, 9 novembre 1968

boicottiamo UN CONVEGNO INDEGNO!

Oggi a palazzo San Giorgio, il Cardinale Siri (noto azionista, armatore, nonché ecclesiasta insigne) in compagnia di altri loschi personaggi (sindaco, magistrati semifascisti, presidente del CAP, docenti reazionari) presiederà un CONVEGNO NAZIONALE sul tema “TUTELA GIURIDICA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI”. … Read More

Lettera di Mario Lippolis a Riccardo D’Este – resoconto del secondo soggiorno francese dopo il maggio – lettera dattiloscritta – Genova 6 ottobre 1968

Lettera di Mario Lippolis a Riccardo D’Este 

Cicagna, 6 ottobre 1968 

Mario Lippolis

Via Montallegro 40/17 – Genova

Caro Riccardo,

sono appena tornato dalla Francia dove sono rimasto assieme a un altro compagno della Lega, Mario Moro, per circa un mese. Con questa lettera intendo metterti sommariamente al corrente di alcune cose che ritengo importanti e riprendere almeno a livello personale i contatti che non so a livello di lega quanto funzionino (come tante altre cose del resto). … Read More

In nome del socialismo.

IN NOME DEL SOCIALISMO…

Lega degli operai e degli studenti, Genova, 23 agosto 1968

La Russia con gli alleati tedeschi orientali, bulgari, polacchi e ungheresi ha occupato la Cecoslovacchia per “difendere il socialismo”.

Ma anche i cecoslovacchi, che si oppongono all’invasione, lo fanno in nome del socialismo. Tutto il mondo socialista si è quindi mosso in difesa del socialismo. Da che parte sta dunque il socialismo? … Read More

Fall out. Numero unico 7 giugno 1968.

A pagina 10 articolo “la lega operai studenti”.

A proposito di FallOut.

Tra il 1966 e 67, un clima sociale generale che cominciava a ribollire ha fatto sì che a Genova persino un giornale reazionario come il Corriere Mercantile fosse toccato dalla sensibilità montante di una possibile fine di un’epoca.Una Pagina dei giovani  … Read More

Facciamo nostro il grido dei compagni francesi.

MARTEDÌ ALLE 18/ TUTTI A CARICAMENTO.

FACCIAMO NOSTRO IL GRIDO DEI COMPAGNI FRANCESI: “POTERE ALLA PIAZZA, DELLE FRONTIERE CE NE FREGHIAMO”

Lega degli operai e degli studenti, Genova, 4 giugno 1968

Gli operai e gli studenti francesi in lotta ci insegnano che le strutture degli stati borghesi non sono così robuste come appaiono, la breccia aperta dalle lotte studentesche si è allargata sino al punto di minare l’intera struttura sociale. … Read More

Viva la lotta del proletariato francese. \ Elenco parziale dei nomi degli universitari della lega.

sul retro

W LA LOTTA DEL PROLETARIATO FRANCESE

Comitato genovese di solidarietà

Genova, maggio-giugno 1968

Operai!

Lo sciopero generalizzato degli operai francesi ha messo in crisi per la sua estensione e radicalità l’intero potere capitalista in Francia. Gli operai hanno abbandonato le forme usuali di lotta e hanno scelto l’occupazione delle fabbriche come generale strumento di lotta, opponendo alla violenza del capitale la propria forza sociale. … Read More

La strumentalizzazione come sistema.

LA STRUMENTALIZZAZIONE COME SISTEMA

Partito antielettorale italiano

Genova, 16 maggio 1968

«L’on. Codignola (PSU-2314) ha espresso alcuni giudizi che ci paiono degni della più attenta considerazione. Tra l’altro ha detto, rivolto ai colleghi comunisti: “Egregi Colleghi, in un primo momento avete ritenuto di poter avere in mano e di strumentalizzare l’insoddisfazione studentesca. … Read More

Conclusione vergognosa alla Cressi-sub

Conclusione vergognosa Alla Cressi-sub

Lega degli operai e degli studenti, Genova, 19 gennaio 1968

Lo sciopero degli operai della Cressi è durato 33 giorni. Essi lottavano perché fosse revocato il licenziamento di 5 loro compagni di lavoro, provocato del fatto che questi cinque operai volevano formare la Commissione interna. … Read More

Il convegno di Venezia.

IL convegno di Venezia

Relazione sulle “linee” delineatesi al convegno di Venezia, organizzato dal Movimento studentesco di Torino e Trento

Genova, 1968

Il Convegno di Venezia, organizzato dal movimento studentesco di Torino e Trento, con l’esclusione dei filocinesi marxisti leninisti, e la partecipazione con riserva dei due Potere operaio e di Scalzone e Piperno di Roma, ha visto delinearsi due tendenze fondamentali, una tendenza portata avanti … Read More

Lettera aperta al Rettore.

LETTERA APERTA AL RETTORE

Volantino anonimo, Genova, fine 1968

Grazie, Rettore −

Grazie a Lei il nostro incipiente dialogo ha rapidamente assunto la grandezza delle cose schiette.

Grazie al Suo illuminato intervento abbiamo finalmente avuto modo di apprezzare le Sue virtù democratiche, tanto a lungo modestamente celate. … Read More

Agli operai genovesi Assemblea degli occupanti della facoltà di lettere. Genova – dicembre 1967

Agli operai genovesi

Assemblea degli occupanti della facoltà di lettere

AGLI OPERAI GENOVESI!

IL RETTORE DELLA UNIVERSITÀ DI GENOVA SI È RESO RESPONSABILE DELLA CACCIATA DEGLI UNIVERSITARI GENOVESI CHE OCCUPAVANO LA FACOLTÀ DI LETTERE, CIÒ È STATO POSSIBILE GRAZIE ALL’INTERVENTO CONGIUNTO E ARTICOLATO DI GRUPPI DI “POMPIERI” PICCOLI BUROCRATI DI PARTITO (…) E DI CARABINIERI, OLTRE IL SOLITO INTERVENTO DEI GRUPPI TEPPISTI DI ESTREMA DESTRA. … Read More

Declino e caduta del movimento studentesco.

Declino e caduta del movimento studentesco. Centro di rianimazione del Movimento studentesco

Genova, senza data

Contributo di alcuni compagni, premessa sostanziale a qualsiasi discorso sulla ricostruzione del movimento studentesco.

TENTATIVO DI RIANIMAZIONE

Bene, io lo stendo sul canapè, voi amabile Juliette, inginocchiata davanti a lui, continuerete a riscaldare nella vostra bocca di rosa il membro gelido del mio povero signore. Io so che nessuno meglio di voi riuscirebbe a riportarlo in vita. Voi ragazze bisogna che veniate, l’una dopo l’altra, a fare tre cose assai singolari su di lui: schiaffeggiarlo prima con forza, sputargli in faccia, scorreggiarli poi sul naso: appena avrete finito di fare ciò, vedrete gli effetti sorprendenti di questo rimedio.

La vecchia comanda, tutto viene eseguito, ed io confesso che resto confusa dalla superiorità di questo sistema mangereccio: il pisello si gonfia nella mia bocca al punto che appena riesco a contenerlo. È vero che non ci si poteva rendere conto della rapidità con cui tutti i fatti comandati venivano eseguiti sul povero vecchio, e nulla era piacevole come i differenti rumori che riempivano di volta in volta l’aria, la molteplicità di quelle scorregge, di quegli schiaffi, e di quegli sputi. Infine il pigro strumento si gonfia al punto che io temo che scoppi tra le mie labbra, quando, alzandosi in fretta, Mondor fa segno alla sua governante di preparare tutto per la conclusione: al mio culo è riservato l’onore. La vecchia mi mette nella posizione adatta alla sodomia: Mondor, aiutato e guidato dalla sua governante, si affonda all’istante nel tempio dei più dolci piaceri di questa passione: ma non ho ancora detto tutto.

Questo non sarebbe riuscito senza l’episodio crapuloso con cui Mondor coronò la sua estasi. Accade mentre il vecchio mi inculava:

1° – Che la sua governante, armata di un immenso cazzo finto, gli rese il medesimo servizio che lui mi rendeva.

2° – Che una delle ragazze, inginocchiata sotto di me, facesse fare molto rumore alla mia fica masturbandola con la lingua.

3° – Che un bel culo si offrisse a ciascuna delle mie mani.

4° – Infine che le due ragazze che restavano sollevate a cavalcioni, la prima sui miei reni, la seconda sui reni di questa, cagando insieme, inondassero di merda, l’una la bocca del vecchiardo, l’altra la sua fronte.

SCHEMA DI RICOSTRUZIONE

Elisabetta, stesa sul dorso, ai bordi del letto; Delbene, stesa tra le sue braccia, si fa sfregare il clitoride. Flavia in ginocchio e, con le gambe sul letto, la testa all’altezza della figa della Delbene, la solletica con la lingua, schiacciandole le cosce. Sotto Elisabetta, Saint-Elme, con il viso sotto il culo di quest’ultima, prestava in pieno la sua figa ai baci della Delbene, che Vomar inculava con il suo clitoride infuocato. Mi si attendeva per completare il gruppo.

Stesa un po’ oltre la Saint-Elme, io le offro da leccare il contrario di ciò che lei si faceva succhiare sul davanti. Delbene passava con incostanza e rapidità dalla figa della Saint-Elme, al buco del mio culo, leccando, pompando ardentemente l’uno e l’altra.

De SADE

“Juliette, les prosperités du vice”

a cura del

Centro di Rianimazione del Movimento Studentesco

 

Volantino diffuso all’università di Genova ad opera dei ludditi Mario Lippolis e Alfredo Passadore, probabilmente al principio dell’anno scolastico del 1969.
Raramente si è veduta un’aggressione più brutale della condizione studentesca, cui ci si propone di rimediare con una cura composta di schiaffi, sputi, scoregge, cagate in faccia e cazzi nel culo.
Il limite di questo tipo di interventi consiste nel fatto ben noto: chi legge pensa che quel trattamento sia azzeccatissimo per gli studenti… salvo che lui personalmente non si percepisce come tale.
Questo, di considerarsi quelli che hanno capito, e di trovare ascolto solo fra quelli che ritengono a loro volta di avere capito, sarà regolarmente un tallone d’achille della critica radicale.