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Pensieri commessi dai mille rivoltosi delle Nuove

La sentenza per l’ammutinamento alle Carceri Le Nuove (scoppiato il 12 aprile 1969) fu resa alla fine di giugno 1970. Alcune decine di detenuti risultarono assolti, 14 condannati per il reato di danneggiamento, dopo la derubricazione dalla imputazione (più grave) di “devastazione e saccheggio”. Chi scrive e Riccardo d’Este furono sentiti, in aula, come testimoni, convocati dagli avvocati di qualche imputato. Le testimonianze risultarono ininfluenti. La datazione del documento risale alla prima metà del mese di maggio 1970. (P.G.)

Tesi sul crimine

Manifesto, cm. 34×50, b/n, che non reca né indicazioni di stampatore né firme di paternità. Esso è stato prodotto ed affisso a Torino, in un periodo compreso tra gennaio e marzo 1970. Pertanto non è possibile attribuirne la paternità all’Organizzazione Consiliare, che ancora non era stata costituita. Al più le “Tesi sul Crimine”, possono essere considerate un “antefatto” alla costituzione della stessa.

TESI SUL CRIMINE

– Il disadattato mette in crisi, per il fatto stesso di esistere, l’ideologia della società tecno-burocratica, unico argine al movimento della storia.

– I detenuti violentano ogni giorno con le loro lotte la società esistente dall’interno delle galere.

– I detenuti, parte di una classe che sarà l’ultima, realizzano ogni giorno quello stile di vita rivoluzionaria che operai e studenti solo a sprazzi riescono ad esprimere.

– I criminali, esercitando il reato nelle sue forme individuali, hanno saputo, una volta divenuti carcerati, praticarlo nella sua forma collettiva ed organizzata: l’insurrezione.

– Le lotte dei detenuti non mirano alla razionalizzazione del sistema carcerario all’interno di questa società; esse la negano praticamente pur manifestandosi inizialmente in uno dei suoi settori più isolati.

– I detenuti hanno già rifiutato lo spettacolo del consumo di libertà che il capitale somministra ogni giorno; hanno capito che il sogno della “libertà” con cui lo Stato vuole costringerli a subire disciplinatamente l’indegnità della pena non è altro che la concessione di praticare la libertà di sognare.

– I detenuti hanno anche negato praticamente l’allettamento della libertà di consumo; sia nei loro reati individuali contro la proprietà privata (furti, rapine, estorsioni) che in quelli collettivi contro la proprietà dello Stato (il saccheggio) hanno realizzato violentemente il principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Il loro è stato ed è assalto proletario alla ricchezza sociale.

– La vita dei criminali è la negazione delle pretese qualità liberatorie del lavoro salariato. Il rifiuto del lavoro conduce alla galera, il timore della galera assoggetta al lavoro.

– La feccia della società di classe ha già adottato le proprie lotte in carcere e fuori la sola organizzazione che muova efficacemente alla distruzione del vecchio mondo. Rifiutando nei fatti lo spontaneismo sottoanarchico degli impotenti e il centralismo gerarchico (codificato o informale) dei mistici della milizia rivoluzionaria ha saputo e sa organizzare il disordine strutturandosi in bande criminali.

– L’amnistia che il Parlamento sta concedendo è un’arma demagogica dello Stato. Di essa è però possibile fare un impiego proletario. Alcuni detenuti saranno scarcerati; la loro liberazione coinciderà con la commissione sempre più vasta e diffusa di crimini proletari e la realizzazione della rivoluzione richiederà, è chiaro, la violazione massiccia di ogni articolo della legge borghese. La liberazione dei detenuti porterà alla costituzione delle prime bande di devastatori e saccheggiatori. Altri, esclusi da un avvenire di integrazione del resto consapevolmente rifiutato, resteranno in carcere, spina nel fianco di un sistema che sapranno rovesciare.

– Il proletariato libero dalla galera ma incatenato alla linea di montaggio deve appoggiare subito le lotte dei criminali con la pratica quotidiana del teppismo e la commissione del reato comune.

Richieste formulate dal Comitato di base delle Nuove

Volantino diffuso nelle carceri Le nuove a Torino, 13 aprile 1969. (In calce, appunto di Panco Ghisleni)

1) Questo foglio deve venire pubblicato sui giornali locali nel suo testo integrale.
2) Si chiede che venga indetta domani una conferenza stampa di cinque detenuti per ogni braccio con i rappresentanti di tutti i giornali locali.
3) Si chiede che entro il 15 aprile c.a. sia inviato un rappresentante del Municipio e uno della Prefettura e siano introdotti in ogni singolo braccio a discutere pubblicamente con le varie commissioni.
4) Che le celle dei singoli bracci restino aperte sino alle ore 16 fino a quando che non verrà la commissione Parlamentare e che durante tutte le restanti ore sia aperta la porta in legno delle singole celle.
5) Che venga garantita ogni rinuncia a punizioni per i fatti avvenuti sino ad ora e relativi trasferimenti.
6) Domani stesso vengano indette elezioni a scrutinio non segreto controllate dalla Commissione Costituente di numero 5 detenuti per ogni braccio per la conferenza di cui al punto 2 e per prospettare i problemi carcerari.
7) Siano inviati dei membri della Commissione Parlamentare preposta alla riforma dei codici a venire entro 5 giorni alle Carceri Giudiziarie di Torino per sentire le richieste delle commissioni detenuti.
8) Oggi la commissione costituente deve poter girare liberamente per i bracci.
9) Che le commissioni elette come al punto 6 formulino a breve scadenza le modifiche a regolamento carcerario che si renderanno necessarie.
10) SI PROMETTE CHE ENTRO QUESTI CINQUE GIORNI NON VERRANNO COMMESSI ULTERIORI DANNEGGIAMENTI.
NEL CASO CHE TUTTI GLI ANZIDETTI PUNTI NON VENGANO INTEGRALMENTE ACCETTATI LA COSTITUENTE SI SCIOGLIE E NON RISPONDE IN ALCUN MODO A CIÒ CHE AVVERRÀ AL CARCERE.

Torino, 13 aprile 1969

La passività non paga

Volantino diffuso alla FIAT dall’Organizzazione Consiliare. Torino, senza data.

LA PASSIVITÀ NON PAGA

L’arresto dei tre compagni è l’ultima provocazione che i padroni hanno messo in atto contro gli operai del Lingotto perché si sono finora dimostrati incapaci di reagire.
L’aumento continuo dei ritmi di lavoro, gli infortuni sempre più numerosi che causano spesso invalidità permanenti, i trasferimenti, i provvedimenti disciplinari, l’oppressione dei capi, lasciano indifferente questa classe operaia dell’OSA, sempre più sottomessa.
I Sindacati, espressione di questa “base” remissiva, si comportano coerentemente e non cercano di svegliare il leone che dorme perché sarebbe pericoloso per essi stessi; invitano a rispondere ogni volta solo con proteste formali, con qualche volantino “indignato”, con qualche ora di sciopero che oltre a fallire miseramente non cambia nulla rispetto al potere in fabbrica che resta sempre in mano al padrone.

BISOGNA CAMBIARE SISTEMI, IL PADRONE CI PROVOCA, CI VUOLE TEPPISTI E NOI LO DIVENTIAMO, CONTRO DI LUI.

Certi sindacalisti sono poi dei porci ed il giorno in cui gruppi di operai delle presse decisero di fermarsi (come è capitato alcune settimane fa) per difendere dei delegati trasferiti sono riusciti a bloccare questa lotta dicendo falsamente che tutto quanto era sistemato. Ecco i nomi per ricordarceli al momento opportuno: Meloni (membro di commissione interna), Amata (delegato delle presse), Gallo Gerardo (delegato della manutenzione), tutti della UIL. I sindacalisti della CGIL e della CISL sono ugualmente responsabili, perché conoscevano il fatto e non hanno avuto il coraggio di denunciarlo agli operai.

La passività operaia, gelosamente custodita dal sindacato, è il migliore strumento che diamo al padrone per rafforzare sempre più il suo potere ed accrescere i suoi profitti. Gli operai in lotta senza alcun controllo da parte dei sindacati riescono invece a bloccare ogni provocazione anti proletaria e a diventare essi stessi provocatori contro il padrone.

1 – I volantini non devono più esprimere una solidarietà a parole con i compagni colpiti. Essi devono divulgare i nomi di tutti i bastardi che opprimono gli operai, i loro indirizzi, le loro abitudini, i loro spostamenti, le spiate e le infamie di cui si sono macchiati. I volantini sono gli atti istruttori del processo che il tribunale proletario continuerà con le opportune sanzioni.

2 – Già fin d’ora vanno colpite le carogne che ci mandano in carcere e ci sfruttano. Spie, ruffiani, poliziotti crumiri, giudici (si chiama Barbaro quello che ha fatto incarcerare i compagni di Lingotto), padroni e sindacalisti devono stare attenti, guardarsi le spalle, a costoro va tolta ogni possibilità di manovra.

3 – Gli scioperi devono danneggiare i padroni e non gli operai. Bene agli scioperi, ma occorre anche usare altri mezzi.

4 – In ogni momento il vandalismo contro la produzione e contro le macchine va bene. L’importante è non farsi prendere.

I PADRONI DICONO CHE GLI OPERAI IN LOTTA SONO DEI TEPPISTI, EBBENE DIVENTIAMOLO CONTRO I PADRONI, I LORO SERVI, I LORO BENI

ORGANIZZAZIONE CONSILIARE

Porta Palazzo è un ghetto.

volantino OC o parte di esso.

Commento Sergio: ricordo quando sui muri di Porta Palazzo si andava scrivendo notte tempo: Abbasso i leader W i lader, riscuotendo molta simpatia tra i pochi astanti.

Liquidiamo i bugiardi.

volantino Organizzazione Consiliare distribuito
in occasione di un intervento presso l’Unione Culturale a Torino.