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Limiti della teoria radicale. 2005

Limiti della teoria radicale. Contributo di Valerio Bertello – Torino 2005

I.COMONTISMO

1. La prospettiva

Gli atteggiamenti, cui corrispondono altrettante teorie, che in generale si possono adottare di fronte alla questione della rivoluzione e in generale del mutamento sociale si possono ridurre ai seguenti.

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Fuori dal carcere. Estate 1973.

commento di Sergio:
lo scrivemmo con Mario Moro e lo facemmo entrare clandestinamente alle Nuove nel fondo di una teglia di lasagne, ma molto probabilmente fini repentinamente nel cesso della cella, le lasagne però furono molto apprezzate. Credo che si possa considerare l’ultimo volantino con riferimento a comontismo. Diffusione zero.

 

Hop Frog

Milano, 24 ottobre 1972.

Il mercato delle vacche continua. Chiusi nell’immobilità di RUOLI-Bare, le MERCI-UMANE sfilano intoccabili lungo i marciapiedi. Da una parte, confezioni splendenti racchiudono il VUOTO, fra tette-coscie di plastica, chiedendo per sé il prezzo più alto, mercato permettendo. La “bellezza” estatica della MORTE raggiunge l’apice nel trionfo dell’inorganico sull’umano. Trucchi, nylon, vestiti, avvolgono in un abbraccio perenne. La carne è intoccabile (lo sarà ancora per poco). Solo l’apparenza, la forma divenuta contenuto, ha diritto di esistere in un mondo che allontana da sé la vita vedendo in essa il pericolo della sua distruzione. Dall’altra parte, i miti virili pagano la propria affermazione negando l’esistenza all’uomo, inventando il MASCHIO e conquistando nidi-tomba in cui giocare per sempre la macabra farsa dei “sentimenti”.

Oggi, l’unico rapporto permesso all’interno del regno dell’economia, è il reciproco scambio ed acquisito. La mia morte mi acquista il diritto eterno sulla tua. CREPATE finalmente vecchie baldracche & squallidi play-boy. Non ci interessano le vostre luride merci, né siamo più disposti a pagare alcun prezzo per la paraffina che vi riempie i cervelli.

Supplemento a COMONTISMO

cicl.in pr. 24.X.1972

via ausonio 8 MI

Facciamola finita col mondo delle merci. Costruiamo la comunità umana

Volantino, ottobre 1972.

FACCIAMOLA FINITA COL MONDO DELLE MERCI.

COSTRUIAMO LA COMUNITÀ UMANA

Usciamo dai ghetti che il capitale ci costruisce attorno. La nostra passività è il cemento che ancora sostiene l’edificio barcollante. Rifiutiamo per sempre le false alternative gentilmente offerte dalla Ditta:

la politica, che altro non è se non il pubblico osceno dei capi merdosi di domani, la masturbazione perenne che nello spettacolo delle miserie generali, nasconde le nostre e ce le amministra. Usciamo dai luridi cessi dell’intellettualismo degli scemi, COMINCIAMO A VIVERE distruggendo tutte le IMMAGINI-RUOLI ed i loro amministratori “sapienti”.

la triste farsa della bara-A-DUE-O-PIù-PIAZZE, l’isolamento dei “sentimenti”, che altro non è se non l’ibernazione perpetua dei nostri desideri in ghiacciaie compiacenti. In esse, l’incapacità a riconoscere nell’altro qualcosa di più dell’OGGETTO, presupposto e prodotto essenziale dei rapporti socialmente permessi, diventa la “normalità” amministrata e coltivata.

i ghetti sessuali (femminismo, omo-etero-sessualismi…), che, nella falsa immagine di una liberazione parziale, racchiudono e soffocano la possibilità dell’emancipazione totale.

Per la disumanità del Capitale-Uomo, per l’“amore” cieco e pietrificante fra merci, l’AMORE DESIDERIO rivoluzionario è totalmente incomprensibile (non recuperabile) È IL CRIMINE DEL PIACERE E IL PIACERE DEL CRIMINE RIVOLUZIONARIO!!!

NON facciamoci più imporre i luoghi, i tempi, i modi della prassi mortale del mondo mercantile, usciamo fuori dalle nostre immagini-ruoli, ritroviamo nella CREATIVITà SFRENATA delle situazioni che sapremo e vorremo creare la ragione unica del nostro essere: IL PIACERE SFRENATO.

Troviamoci FUORI e CONTRO le scuole e i luoghi di lavoro.

Creiamo nella STRADE la NOSTRA COMUNITà, negazione violenta di quella esistente.

Solo nella continuità del rapporto rivoluzionario e nella sua realizzazione coerente sarà possibile ritrovare l’essenzialità della nostra esistenza… e … GODERNE

Volantini comunisti antiscolastici. 1972

 

i primi tre sono le matrici di un unico volantino

la quarta immagine si riferisce ad un altro volantino o a una sua parte.

Commento di Paolo:
a me pare che la prima e la terza e la quarta costituiscano il noto volantino sulla scuola distribuito il giorno di apertura dei licei (primo ottobre?) del 1972 a Torino, la seconda invece é la pagina conclusiva di un altro volantino.

L’ATLETA CADAVERE È IL MIGLIOR ATLETA

Nota storica: Olimpiadi di Monaco, 5 settembre 1972: un commando di otto combattenti palestinesi fa irruzione nel villaggio olimpico. Due atleti israeliani vengono uccisi immediatamente, gli altri nove sono presi in ostaggio. Dopo 21 ore di estenuanti trattative, seguite in diretta dalle tv di mezzo mondo, il massacro: il maldestro tentativo di blitz da parte della polizia tedesca finisce in un bagno di sangue. I nove membri della squadra olimpica saranno trucidati dai palestinesi e tre fedayn saranno arrestati.


Volantino fatto a Firenze, sospetto da Alfredo, che allora era particolarmente bilioso e ostile verso gli umani. (Paolo Ranieri)

L’ATLETA CADAVERE È IL MIGLIOR ATLETA

Adolfo Brandt ha realizzato il suo sogno: nel SUPER-LAGER di Monaco milioni di spettatori hanno potuto seguire dal vivo l’unico sport che realmente interessa: nella MORTE degli altri la propria MORTE.

Il superamento tecnologico del nazional-socialismo, ormai insediato a livello mondiale, ha permesso per la prima volta di vedere in DIRETTA il COLORE del sangue, riempiendo di giubilo le folle.

Tutti aspettavano il momento in cui il mistero si sarebbe svelato agli occhi dei fedeli adoranti: l’ideologia, finalmente nuda, appare per quello che è: AGONISMO, AGONIA, CACCIA.

Ognuno ha potuto vivere in privato, grazie all’interessamento di tante AUTORITà riunite, il vero sport internazionale, riscoprendo il gusto che dà l’appartenenza alla squadra vincente, quella POLIZIESCA.

Il turbamento è solo un gioco sottile, dietro cui si maschera la vera gioia di vedere-godere l’immenso funerale dell’umanità teletrasmesso e gioire insieme dell’immancabile VITTORIA.

La squadra palestinese, non invitata perchè miserabile e sporca, troppo attaccata alla vita bestiale, e quindi non disposta allo SPETTACOLO NAZISTA della FRATELLANZA in cui si traveste l’odio e dell’AGONISMO in cui si traveste la concorrenza nella società degli atleti dell’autosoppressione, la squadra palestinese, ha comunque voluto aderire a suo modo.

L’unico sport che gli ebrei loro permettono è la soppressione armata che gli fanno subire, ripetendo con mezzi moderni le gesta dei loro MAESTRI-ASSASSINI. I palestinesi hanno così pensato di aderire alla bella manifestazione proponendo ai sionisti una sfida nello sport che essi più amano.

Purtroppo per loro quello sport ha da tempo trovato fedeli praticanti in ogni parte del globo che sono corsi a dare man forte nel modo che meglio potevano, contribuendo così alla riuscita dello spettacolo; la strage, il vero trionfo dello spirito olimpico in cui i vincitori e vinti sono finalmente legati dal VINCOLO ETERNO.

I risultati raggiunti però, per quanto vivificati dal colore e dalla trasmissione in diretta, sono assai lontani dai RECORD di Città del Messico in cui per la prima volta si raggiunsero ragguardevoli cifre in fatto di CADAVERI.

IL MIGLIORE ATLETA È L’ATLETA MORTO

1° maggio: il lavoro salariato non si festeggia. Si abolisce

Questo é il volantino distribuito ai primi di maggio 1972: la descrizione della vicenda sta nella Cronologia di Comunismo scritta da me mentre ero carcerato al Bassone di Como e pubblicata su Maelstrom 2 (Paolo Ranieri).

1° MAGGIO: IL LAVORO SALARIATO NON SI FESTEGGIA. SI ABOLISCE

All’inizio del secolo la brutalità del lavoro salariato e la logica spietata delle merci diede il via ad appassionanti ammutinamenti anticapitalisti. Il proletariato individuando il lavoro come fonte di tutte le sue miserie poneva in pratica la sua distruzione.

Oggi gli eredi degli artefici dell’annientamento proletario nel periodo fra le due guerre (p.c.i., sindacati, etc.) spacciano il lavoro come ultimo ritrovato ai mali del proletariato. Il dominio dei burocrati-stalinisti è fondato sulla menzogna e non possono tentare di conservarlo se non continuando a mentire.

Attenti burocrati stalinisti!

Il volto ghignante del proletariato che risorge ridicolizzerà tutti i tentativi di recuperarlo alla logica della merce e del lavoro. Sadico come dovrà essere il Proletariato se la prenderà per primo con quelli che vogliono parlare per lui senza essere lui. La liberazione dal lavoro è la condizione preliminare per superare la società dei consumi e per l’abolizione nella vita di tutti della separazione tra tempo di lavoro e tempo libero, settori complementari di una vita alienata in cui si proietta all’infinito la contraddizione interna della merce tra valore d’uso e valore di scambio. La concentrazione capitalistica dei mezzi materiali e ideologici di produzione e la sua distribuzione sociale si trova di fronte sempre più minacciosa l’insoddisfazione crescente di tutti.

La società del capitale promette, ma non può mantenere. Non può mantenere alcuna promessa di felicità poiché il suo fine stesso (produzione) ed i suoi mezzi (lavoro, etc.) sono chiaramente oppressivi.

I proletari stanno lanciando la sfida alla società e non per una società diversa o migliore ma per l’abolizione di ogni società (intesa come agglomerato di individui-merci retti da uno scopo ad essi superiori).

La felicità in armi esige di prendere il posto dell’infelicità oggi esistente. La distruzione del dominio del capitale e dei suoi strumenti è l’unica festa che il proletariato può desiderare.

È tempo di iniziare concretamente la lotta per un 1° maggio permanente, cioè per l’abolizione del lavoro e del tempo capitalista.

CHI AMA IL LAVORO

È UN MASOCHISTA

O SI CHIAMA CAPITALE

L’ULTIMA INTERNAZIONALE

Comontismo – per l’ultima internazionale (maggio 1972)

Stampato a Firenze, maggio 1972. Hanno collaborato Gigi Amadori, Giulio Dessi, Valerio Bertello, Riccardo d’Este, Dada Fusco, Roberto Ginosa, Gianni Miglietta, Alfredo Passadore, Paolo Ranieri, con la partecipazione involontaria di Nicola Adelfi.

Comunicato stampa dei comunisti.

Presentato alla sede de “La Nazione ” quotidiano di Firenze Firenze – 25 marzo 1972. Dall’appunto che accompagna la fotocopia: “Ci negarono la pubblicazione e schiaffeggiammo il direttore Domenico Banoli“.

  

 

Feltrinelli. 2 volantini 1972.

Commento di Paolo:
sono le tre versioni di volantino in merito, di Torino, Milano e Firenze. Precisazione importante: se su un volantino c’è scritto, Torino oppure Firenze, non solo non é un dato attendibile ma é solitamente falso e la stesura e la distribuzione é stata fatta altrove.

IL DOMINIO REALE DEL CAPITALE È MORTE

Feltrinelli è stato assassinato
Non a caso
Continua la strage voluta ed organizzata dai politici di tutte le risme.
La rivolta proletaria organizzata e radicalizzata fa tremare il mondo dei fantasmi dediti al culto del dio MERCE.
La merce stessa (nelle persone fisiche degli amministratori e servi del suo potere) si organizza per respingere l’assalto proletario e per PERPETUARE il suo dominio.
Il dominio del mondo delle merci si fonda sulla MORTE, sulla morte di tutti, asserviti al lavoro e all’infelicità, produttori-consumatori di ideologia ( nuova forma di equivalente generale che si affianca alla vecchia – il denaro – per poter avviluppare globalmente gli uomini nella miseria della produzione e della non vita ).
La morte non è solo metafora, espressione emblematica.
È morte materiale, concreta!
E’ la non-volontà di vivere i propri desideri, di produrre non merci ma doni ( il valore d’uso ritrovato sulle ceneri del valore di scambio ), di esprimere la TOTALITA’ insopprimibile di ciascuno nell’organizzazione della felicità collettiva.
È il dominio dell’irreale fantasticamentre incastrato nella vita (SOPRAVVIVENZA) di uomini OGGETTI-MERCI-PRODUTTORI-RUOLI-IMMAGINI-DELIRI.
È il potere dell’economia-ideologia politica.
Talora diviene ASSASSINIO particolare, che si aggiunge agli omicidi ” indolori ” che tutti siamo costretti a subire e che tutti – TRANNE I RIVOLUZIONARI COERENTI – ripropagano giornalmente sulla pelle degli altri.
L’operaio ucciso in fabbrica dalla miseria del lavoro diventa assassino nella perpetuazione della miseria della famiglia.
Il professore ucciso dalla cultura amministrante uccide giornalmente con l’amministrazione della cultura.
L’impiegato morto nel suo impiego di sottomissione-noia diventa crudele maniaco assassino nel RUOLO DEL PRIVILEGIO.
E avanti così.
Sino agli pseudo-rivoluzionari che muoiono-uccidono nell’adempimento di un dovere gerarchico-ideologico che non porta alla rivoluzione, ma alla rotazione del potere, dei ruoli, delle immagini fissanti.
Il capitale è un ASSASSINO continuo.
Ma è un assassino che ha paura di essere scoperto e giustiziato dall’ orda proletaria che più che mai mostra il suo volto TOTALE E CRIMINALE nelle lotte operaie anti-lavorative come nelle esplosioni di una delinquenza che non è altro che l’inumanità totalmente vissuta e che comincia a stravolgersi, e a volgersi contro l’organizzazione dell’inumano sociale.
La paura rende più che ma assassini.
Feltrinelli è l’ultimo morto ( ma ce ne saranno ancora se non spazziamo via assolutamente gli assassini organizzati in rackets-politici, poliziotti, spie, preti, intellettuali, ruolificati di buon grado, etc.) di questa GUERRA di classe.

Noi non abbiamo particolare rispetto per la morte, poiché abbiamo rispetto REALE per la VITA.
Per cui oggi NON diciamo che Feltrinelli era un compagno.
Non lo era, non NOSTRO, non dei rivoluzionari coerenti.
Era un politico e la POLITICA lo ha ucciso.
L’hanno ucciso le elezioni ( il blocco d’ordine di destra-centro-sinistra ).
L’hanno ucciso le difficoltà economiche italiane e la strategia USA dell’organizzazione dei mercati ( rinnovo dei contratti, pace sociale che il capitale internazionale cerca di ottenere anche in Italia, volontà di incastrare le future lotte proletarie e già ora di distruggere una sua forma: la “delinquenza”, ecc.)
Chi accetta la morte quotidiana e la perpetua è un CORREO.
Sul traliccio l’hanno ficcato i luridi bastardi del SID, la polizia o simili: tutti i servi di una polizia ultranazionale con a capo la CIA.
Ma costoro sono soltanto il braccio materiale, seppur talora autonomizzatto.
Tutti i politici, SENZA ESCLUSIONI, ne sono i mandanti ( basta vedere il congresso del PCI difensore ed organizzatore dell’ordine quanto l’ MSI).
I gruppetti sono, masochisticamente o interessatamente, degli spettatori acquiescenti. Accettano di fare il GIOCO POLITICO e non iniziano una effettiva pratica di DISTRUZIONE, di GUERRA RIVOLUZIONARIA, riproducendo ancora una volta schemi retorico-politici ( elettorali il Manifesto ) che non possono scalfire la spirale dei ruoli della morte, ma la riaffermano riproducendo al proprio interno e propagando la GERARCHIA-IDEOLOGIA che è un’essenza del potere.
La morte di Feltrinelli esige vendetta. Non la vendetta di una cosca mafioso-politica.
La VENDETTA PROLETARIA, poiché uccidendo Feltrinelli si è voluto ricordare pesantemente a tutti che fuori dall’accettazione della sopravvivenza non ci può essere che MORTE VIOLENTA ( ma la sopravvivenza è morte dolce? ).
Feltrinelli non era un rivoluzionario più che altri ideologi -di-sinistra, ma la vita che poteva guizzare in lui e che noi DESIDERIAMO esige più forte-violenta che mai la RISPOSTA rivoluzionaria e l’ORGANIZZAZIONE che ne è l’indispensabile supporto.
È necessario organizzarci immediatamente per colpire con estrema durezza sia i SICARI che i MANDANTI di questo assassinio poiché sono gli STESSI che intendono conservare il loro dominio di morte.

I COMONTISTI
Fi. 21. 3. 72. cicl. in prop.

Votiamoli tutti.

12 dicembre ’69 – 7 maggio ’72 – STRAGE PARLAMENTARE

Volantino comontista del 15 marzo 1972 a proposito delle elezioni del 7 maggio in cui venne candidato Pietro Valpreda.

La comunità dei fantasmi operosi

Volantino comontista distribuito a Firenze nel marzo 1972 in occasione della ‟Giornata del mutilato e invalido del lavoro”.

Domenica 19 marzo

Giornata del Mutilato

e Invalido del Lavoro

La Comunità dei Fantasmi Operosi

Festeggia e premia

i membri che maggior numero di

pezzi hanno dedicato alla

Sua perpetuazione nel

nome del Lavoro

Si rallegra inoltre

delle sempre più numerose

adesioni al Suo Progetto di

Unificazione di tutti i

produttori-consumatori di

merci materiali e di deologiche

(studenti impiegati operai hippie

politici parlamentari ed extra)

che sempre maggiori quantità

di energia e pezzi umani

mettono a disposizione

del Capitale

costituitosi

in Comunità Materiale

TUTTI ALLA PASSERELLA DEI MUTILATI

PER MEGLIO SOPPORTARE LA PROPRIA

MUTILAZIONE QUOTIDIANA

Nella fase attuale di dominio, Il Capitale giunge ad affermarsi come essere totale, completamente introiettato da ciascuno come modo sociale di produzione e di vita. La generalizzazione alla stragrande maggioranza degli uomini del lavoro, in quanto lavoro salariato necessario alla perpetuazione del Capitale (produzione di merci ideologiche), segna la totale capitalizzazione dell’uomo: la legge del lavoro viene ad essere considerata e vissuta come legge naturale ineluttabile.

Questa malefica allucinazione, e la sua amministrazione, sta alla base dello spettacolo miserabile della Giornata del Mutilato del lavoro; ognuno mistifica e si rende più tollerabile il peso della menomazione della propria reale essenza umana, in quanto puro oggetto nella produzione-consumo, alla vista di aborti più orribili di lui quantitativamente, ma qualitativamente eguali nell’asservimento alla legge del lavoro (guadagnare per vivere-vivere per guadagnare).

Lo scopo dei COMONTISTI come rivoluzionari coerenti è la distruzione della comunità fittizia del capitale nella sua esistenza materiale e ideologica (fissazione di ruoli al cui interno ciascuno amministra in modo schizofrenico la separazione, imposta dalla società delle merci come momento necessario all’annullamento della persona e la costituzione del legame (che nulla ha da spartire con i vari modelli di organizzazione politica del recupero) che porterà all’instaurazione della reale comunità dell’essere (Gemeinwesen).

                                                        i comontisti

cicl. in proprio, via Verdi 4

Torino in stato d’assedio.

Commento di Paolo:
é il primo volantino comontista a Torino, scritto da Paolone insieme con qualchedun altro (Valerio? Consalvi? Enrico?) : ne nacque una feroce polemica epistolare, di cui ho in archivio qualche brano, iniziata da me e in genere dai milanesi che si dissociarono
pesantemente dallo sdoganamento dei delitti sessuali. … Read More

Note di storia contemporanea

Bozza dell’articolo che comparirà con qualche modifica sul numero di Comontismo, con il titolo ‟Note di preistoria contemporanea”. Firenze, marzo 1972.

NOTE DI STORIA CONTEMPORANEA

Fare una genealogia del comontismo non ci interessa certo per riaffermare una continuità, ma anzi per mostrare come esso nasca proprio dalla necessità cosciente di una rottura con il passato in un superamento che, riconquistando i contenuti positivi, rinneghi le forme alienate in cui si manifestavano. In questo senso la risposta alla domanda chi “siamo” non è determinata in noi dall’esigenza di definirci come un “ismo” tra i tanti, merce ideologica più o meno nuova sul mercato del consumismo, e quindi di rivendicare novità sconvolgenti all’interno di vetuste tradizioni, ma dall’esigenza di chiarire cosa effettivamente significhi per noi il superamento di un passato recente che abbiamo vissuto in favore non di una “nuova” ideologia, ma di una riaffermazione coerentemente vissuta della teoria proletaria.
Poiché, se da una parte la critica di cui siamo i portatori riconosce come universalmente validi tutta quella serie di contenuti che la rivoluzione ha saputo esprimere di sé nel passato, e quindi riafferma di fatto la continuità ininterrotta della coerenza della teoria proletaria, d’altro lato il rifiuto delle forme in cui questi ideologicamente furono espressi (e che di fatto erano forme di contenuti opposti), produce una rottura cosciente coll’universo della politica, che altro non è se non produzione di merci ideologiche all’interno di strutture oggettivamente capitalistiche, e quindi il rifiuto di ogni continuità con il passato che ci ha preceduti, e di cui abbiamo fatto parte.

Le origini immediate di Comontismo risalgono, in generale, a tutti quei gruppi che genericamente si definirono, e furono definiti, consigliari. Genericamente poiché con i Consigli storicamente intesi ben poco dl fatto ebbero in comune, nella misura in cui le teorie che vi si affermavano, benché indicassero nei Consigli la forma storica dell’organizzazione del proletariato moderno, e di fatto la possibilità pratica dell’autogestione della società da parte dei proletari stessi, andavano poi ben al di là della semplice affermazione della tematica consiliare, anzi ne erano di fatto la negazione radicale, poiché aspiravano in realtà a forme di espressione ben più evolute e coscienti.
Di fatto però l’ambiguità fu mantenuta sino alle sue estreme conseguenze, poiché, se da una parte si riconosceva l’inadeguatezza della forma Consiglio rispetto elle esigenze della rivoluzione, e se ne vedeva quindi l’intrinseco significato recuperatorio, d’altra parte ne veniva riaffermata la necessità schematica poiché non si era in grado di praticare realmente i contenuti che si intuiva andarne oltre, e si preferiva quindi l’ideologia dei modelli formali alla praticità dei contenuti teorici e alle conseguenze che essi imponevano.
A questo proposito si impone come necessario un chiarimento minimo su cosa abbia effettivamente significato l’esperienza consigliare, prima ancora che per noi, in sé.

I Consigli proletari sono stati, all’interno della dinamica delle lotte anticapitaliste che sconvolsero l’Europa dagli inizi del 1900 sino alla caduta del Repubblica Bavarese dei Consigli, la prima forma teorico-pratica di organizzazione autonoma del proletariato come classe per sé. In quanto tale, loro presupposto fondamentale fa l’abolizione immediata, all’interno dell’organizzazione rivoluzionaria che allora per la prima volta si dava in forma cosciente, della reificazione capitalista fondata sulla divisione pratica delle funzioni.
Infatti il coniglio proletario nasce come momento autonomo unificante in cui si fondono dialetticamente, prima, all’interno della lotta, la funzione direttiva e quella esecutiva, il momento politico e quello economico, come conciliazione e superamento dell’antitesi tra scopo immediato e scopo finale; poi, all’interno della dittatura proletaria, il momento esecutivo con quello direttivo e legislativo, come conciliazione definitiva di funzioni non più separate, ma dialetticamente complementari e compresenti. In questo senso il consiglio rappresenta la prima forma autenticamente vissuta dagli scopi reali della rivoluzione: l’abolizione della divisione del lavoro, la riunificazione delle funzioni e il superamento della falsa antitesi voluta dal capitale tra “individui autonomi” e comunità sociale.
Il che, in altri termini, significa che il proletariato, nella misura in cui raggiungeva coscienza di sé all’interno della lotta, divenuta finalmente rivoluzionaria, esprimeva immediatamente come per sé necessaria l’esigenza di una comunità d’azione autenticamente proletaria, che risolvesse al proprio interno le contraddizioni del capitale, ponendosi contemporaneamente come momento di lotta autonoma e come superamento già in sé configurato della comunità reificata del capitale.
Ma nei Consigli ciò che contraddiceva a questo principio in maniera palese era, paradossalmente, proprio la forma storica del Consiglio stesso. Infatti essa, pur nascendo in seguito ad un’esigenza universalmente reale, restava comunque sul terreno del capitale, nella misura in cui poneva ancora il superamento nel regno del quantitativo più che in quello del qualitativo. Rispetto infatti alle esperienze burocratiche (dalla II Internazionale fino alle degenerazioni leniniste) che ancora vedevano la divisione tre essere e coscienza come necessaria ai fini della “lotta”, il Consiglio si poneva più come un allargamento quantitativo del principio democratico, che come un’estensione qualitativa del concetto di comunità.
Infatti si pensava che un’estensione della pratica di democrazia all’interno delle strutture organizzative avrebbe significato un sicuro baluardo alle infiltrazioni del pensiero borghese, dimenticando palesemente che la democrazia è un terreno borghese per definizione. Infatti essa nasce come risposta reificata alle esigenze di comunità autonomizzata, ponendo queste stesse sul terreno dello spettacolo vanificato di sé, in cui l’apparenza della comunità non é altro che la copertura reale dell’interiorizzazione divenuta cosciente del proprio sfruttamento, all’interno di strutture volte a pianificarlo e a mantenerlo.
In questo senso il Consiglio nasceva già in forma storicamente predeterminata e, in quanto tale, ebbe dalla storia la verifica della propria inadeguatezza rispetto al compito che si poneva.
La sconfitta dei Soviet all’interno dello stato bolscevico, dei consigli tedeschi a Berlino e a Monaco, è una conferma storicamente autentica della drammaticità di questo ritardo. Ciò permise, in ultima analisi, che i Consigli, da momento autonomo dell’organizzazione del proletariato, divenissero di fatto momento fondamentale del suo recupero e della sua sconfitta.
Da forma primitiva del superamento dell’ordine reificato del capitale, essi divennero forma definitiva del loro opposto, cioè dell’organizzazione del capitale stesso, nella sua fase più avanzata. In questo modo di Consigli oggi possono liberamente blaterare dalla Sinistra Nazionale (fascista) al recupero più avanzato: Manifesto e Potere Operaio.
La teoria dei Consigli ebbe comunque in Ludd e nell’OC una funzione puramente schematica, in quanto non fu mai organicamente connessa con la critica che in essi si praticava, e più che rappresentarne una conseguenza coerente, ne era il risvolto ideologico.

Al di là della tematica consiliare, Ludd rappresentò invece un tentativo, per altro ancora incoerente, di riscoprire e rendere cosciente il vero significato della rivoluzione moderna, riprendendo l’eredità del pensiero rivoluzionario che, nel frattempo, l’organizzazione del recupero istituzionale aveva cercato di occultare in ogni modo. Alla base della critica di Ludd restava come fondamento il riconoscere la coscienza (nel senso di possibilità oggettiva) come momento inseparabile della prassi, in quanto soggetto di essa, e quindi inconciliabile con ogni separazione (coscienza-proletariato, partito-masse, economia-politica).
Il che significa ricollocare il proletariato al centro del movimento che riconduce alla totalità, negando nella prassi tutti quei momenti fittizi che traggono origine proprio dalla parzialità (avanguardie & partiti).
In questo senso andava rifatta una lettura di Marx, attraverso le esperienze della Luxemburg, Korsch, Lukacs, fino a giungere alla tematica di Socialisme ou Barbarie, e alla identificazione dell’autogestione cosciente come momento di unificazione della classe. Ludd non poteva che negare la validità di qualsiasi esperienza che, non andando al di là della parzialità imposta dal capitale come momento necessario della produzione, teorizzasse la separazione come momento “necessario” dell’organizzazione, contrapponendo a ciò l’esigenza della riunificazione del proletariato non più come oggetto dell’organizzazione, ma come soggetto della propria emancipazione.
In questo senso il contributo dell’Internazionale Situazionista fu determinante, in quanto permise di individuare nella quotidianità immediata del mondo delle merci il momento fondamentale della lotta, che, non più rimandata ai massimi sistemi, diventa processo continuo, sviluppandosi dalla vita immediata degli individui, fino a ricongiungersi nella totalità dell’uomo, e della vita che prevale sull’inumano dell’alienazione del capitale.
Per cui le leggi indiscutibili della realtà mercificata, accettate come insostituibili presupposti di ogni sopravvivenza, a cui ossequienti si inchinarono generazioni di “comunisti”, non sono che i legami che la vita deve abbattere per potersi finalmente affermare.
All’interno di questa critica ogni tentativo di riportare la rivoluzione al livello dei suoi ritardi storici (dall’URSS alla Cina di Mao) assume il significato di riproduzione ideologica della realtà, mentre si riscoprono nella criminale sfrenatezza delle rivolte moderne le vere caratteristiche del movimento. La riscoperta della totalità, come momento fondamentale della lotta che distrugge il potere del capitale sulla vita, significa inevitabilmente la negazione di ogni politica all’interno dell’organizzazione del proletariato, in quanto politica è, per definizione, il terreno delle separazioni gestite e subite, mentre la lotta nasce appunto dalla riunificazione cosciente di ciò che la realtà impone come separato ed inconciliabile.

In Ludd queste affermazioni restarono però al livello di potenzialità inespresse, nella misura in cui non trovarono mai gli sbocchi pratici che le rendessero operanti nella realtà. In questo senso la critica, divenuta formale, poté spesso trasformarsi nel suo opposto apparente: i “Ludditi” da distruttori dell’universo reificato delle macchine, poterono diventare senza rottura di continuità difensori “radicali” del loro possesso.
Ludd, nonostante la critica della politica e dell’ideologia dominanti, restò un gruppo sostanzialmente politico e, in quanto tale, la teoria praticata restò nel campo della pura ideologia autogratificante.
Infatti, non solo i rapporti tra gli individui restarono al livello dell’inesistenza offerta dall’inorganicità del capitale, ma, di conseguenza, anche la capacità di incidere aggressivamente la realtà rimase al livello di potenzialià inespressa, e, non a caso, Ludd fu «storicamente» del tutto inesistente.1
Per questo i comontisti, se da una parte rivendicano la continuità dei contenuti della teoria, d’altra parte affermano la sostanziale rottura con una realtà, che, se da una parte seppe riaffermarne la validità, dall’altra non trovò mai in sé la volontà di praticarne le conseguenze.
Infatti la possibilità di esistenza di una reale comunità d’azione effettivamente operante passa attraverso la negazione di qualsiasi esperienza parziale, per porsi immediatamente come punto di unificazione coerente in cui tutti i momenti della critica rivoluzionaria trovano la loro sintesi dialettica nella pratica di una comunità di individui, la cui esistenza è già in sé la negazione della reificazione del capitale.
Solo all’interno della comunità infatti vengono abolite realmente le differenze teorico-pratiche immediate della realtà oggettiva, mentre si riscopre positivamente l’unità come momento fondamentale della totalità.
Comunità intesa sia come finalità del movimento rivoluzionario, che come struttura immediata della lotta, quindi come riunificazione totale tra immediatezza pratica e finalità teorica.
Solo in questo senso all’interno del comontismo non può esistere né politica né ideologia, mentre la lotta a queste realtà del capitale diventa momento fondamentale del rovesciamento del presente e della sua distruzione positiva.

Lo scopo di questo articolo è limitato ad una parziale esposizione di alcuni di momenti fondamentali del nostro passato (Ludd & OC), e non può andare al di là di questo suo compito. Sui vari argomenti che qui sono appena accennati non è possibile in quest’ambito pronunciarsi se non in modo evidentemente generico. Sarà comunque compito della nostra pratica riaffermare e riscoprire nella realtà quei contenuti di cui ci riconosciamo in teoria i portatori coerenti.

NOTA

– Anche l’OC, che per altro cercò di andare al di là dell’inesistenza pratica Ludd, restò prigioniera delle medesime contraddizioni (anche se apparentemente opposte), riproducendo al proprio interno la dinamica di un gruppo militante, più che quella veramente nuova di una comunità agente.

Firenze 25 Marzo 1972